La Raggi fa togliere il cartello anti aborto. Pro-vita: “Roba da stato sovietico”

È stato rimosso il maxi cartello anti aborto, con un feto nel grembo materno, firmato da ProVita e affisso nei giorni scorsi a Roma in via Gregorio VII. La gigantografia con alcune frasi aveva creato una violenta polemica sui social network e la richiesta, arrivata da più parti con l’hastag #rimozionesubito. “Oggi – fanno sapere dalla rete Aurelio in Comune – l’intervento del Comune di Roma che ha proceduto alla rimozione”.

“Nel manifesto contro l’aborto nessuna irregolarità”

«La rimozione del manifesto è un’inaccettabile violazione della libertà di espressione da parte del Comune di Roma, libertà di espressione che è costituzionalmente garantita. In quel manifesto non vi era nulla di insolente o aggressivo, ma il Campidoglio avrebbe ordinato la rimozione apparentemente perché sarebbe una violazione dei diritti civili». Così Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, in merito alla rimozione del cartello con un feto nel grembo materno firmato da ProVita e affisso nei giorni scorsi a Roma in via Gregorio VII. «Dico apparentemente perché Pro Vita non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte del Comune – spiega – così come fino a ieri sera nessuna comunicazione era pervenuta alla società che gestisce lo spazio dove è stato affisso il manifesto. La stessa società, che oggi avrebbe ricevuto una comunicazione in cui il Campidoglio ribadisce l’ordine di rimozione perché sono stati violati i diritti civili, ha avuto paura, come in uno Stato nazista o nazisovietico, e ha rimosso il manifesto, già pagato e regolare».

La protesta di Toni Brandi: “Mercoledì andremo in Senato”

«Qualcuno ha parlato di noi come oltranzisti cattolici – prosegue – qui non c’entra niente la religione, si tratta di buon senso, perché un bambino è un essere umano. La questione non finisce qui – assicura Brandi – Il bambino di 11 settimane, a costo di vendermi la casa, tornerà dovunque e faremo tante altre azioni, nel nome della ragione e del buon senso. Non molleremo. In un Paese dove vi è il consenso informato, la privacy e l’autodeterminazione, le donne non sono informate sui rischi alla salute fisica e psichica che comporta l’aborto. Per questo mercoledì 11 aprile alle ore 12 alla Sala Nassirya del Senato terremo una conferenza stampa sulla salute delle donne, affinché vengano informate dei rischi alla salute che comporta l’aborto. Tutte le donne socialiste e femministe oneste dovrebbero condurre questa battaglia».

Roccella: “Dovrebbero protestare tutti contro la rimozione”

«Il manifesto è stato rimosso perché “lesivo dei diritti individuali: ma in che modo l’immagine realistica di un feto di 11 settimane può ledere i diritti di qualcuno?». Lo afferma Eugenia Roccella, esponente di Idea. «Dopo il massacro di Parigi, in tantissimi hanno rivendicato la libertà di parola dichiarando: Je suis Charlie – prosegue Roccella – Oggi gli stessi, se non sono in malafede, dovrebbero protestare con forza contro questa aggressione illiberale al diritto ad esprimere le proprie idee, dichiarando: sono io quel bambino non nato, sono io la creatura di poche settimane raffigurata nel manifesto cancellato».