Templari cavalieri della fede: Cardini cura l’edizione critica del Trattato di San Bernardo

sabato 10 marzo 15:17 - DI Redazione

Per il 900esimo annivesrario della Fondazione dell’Ordine del Tempio in Gerusalemme, il famoso Liber ad Milites Templi. De Laude Novae Militiae, fondamentale trattato sui Cavalieri Templari redatto da San Bernardo da Chiaravalle verrà presentato domenica 18 marzo nel complesso templare di San Bevignate a Perugia. 

Si tratta di una nuova traduzione ed edizione critica, con un ampio commento, tutto a cura dello storico Franco Cardini, che inquadra storicamente ed analizza a fondo l’opera di San Bernardo da Chiaravalle, per sgombrare il campo da fraintendimenti o travisamenti; non un elogio della guerra, quindi, ma la sua giustificazione in difesa di chi, senza la protezione del “miles”, del Cavaliere, sarebbe esposto all’arbitrio di un nemico implacabile e feroce

L’incontro è promosso da Munus Arts & Culture con la collaborazione de La Compagnia del Grifoncello e vedrà la partecipazione di Franco Cardini, del prof. Paolo Caucci von Saucken del Centro Italiano Studi Compostellani, e di Alexio Bachiorri che, nell’occasione, presenterà La Compagnia del Grifoncello.

La ex chiesa di San Bevignate non è stata scelta a caso: si tratta infatti di una delle più importanti testimonianze architettoniche dell’odine dei Cavalieri del Tempio. Un luogo simbolo appena fuori le mura della città di Perugia, nel contado di porta Sole, nei pressi del cimitero monumentale di Monteluce. Fu concepita infatti allo scopo di ricordare agli abitanti delle campagne perugine la missione svolta in Terrasanta dalla Militia Templi, l’ordine creato a Gerusalemme intorno al 1119 per iniziativa del cavaliere francese Hugues de Payns. La chiesa è stata riaperta alle visite nel 2009 dopo i lavori di messa in sicurezza, consolidamento e restauro avviati in seguito al terremoto del 1997.

Sull’Ordine del Tempio, che fu sciolto d’autorità da papa Clemente V nel 1312 “esistono e convivono – ha scritto Cardini in un articolo su Avvenire  – una “leggenda rosa”, una “leggenda aurea” e una “leggenda nera”. La prima li vuole innocenti vittime dell’avidità di un re che voleva spogliarli delle loro ricchezze e della viltà di un Papa che non osò difenderli. La seconda li dipinge come saggi, sapienti, integri, coraggiosi, detentori di arcani segreti e perfino arcanamente sopravvissuti alla soppressione e occultamente ancora presenti fra noi. La terza li vuole violenti, superbi, peccatori, sodomiti, avidi, amici dei saraceni e perfino eretici e – perché no, già che ci siamo? – necromanti. Nessuna di queste leggende è del tutto gratuita: non esistono leggende che lo siano. Ma quel che sappiamo di loro (ch’è molto, nonostante il permanere di molti misteri e chissà forse perfino di qualche vero “segreto”…) ci fornisce un quadro lacunoso eppure nelle sue grandi linee abbastanza attendibile, e molto diverso da quelle fantasie e da quei malintesi. I Templari – continua Cardini – furono un vero paradosso: non esattamente Religio, Ordine monastico, bensì Militia, Ordine religioso che ammetteva nelle sue fila dei combattenti, al pari degli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme (oggi sopravvissuti come Ordine di Malta), degli Ospitalieri tedeschi consacrati a Maria (i “cavalieri teutonici”) e di alcuni Ordini nati nel mondo baltico nonché nella Penisola iberica. Erano figli della necessità: chiamati a presidiare paesi in guerra e a fronteggiare milizie non cristiane mentre le forze cristiane erano drammaticamente inferiori alla bisogna, dovevano combattere. Fra loro c’erano quindi fratres ch’erano sacerdoti e attendevano al loro sacro ministero, ma anche altri che invece erano milites, cavalieri, quindi guerrieri, e altri ancora servientes, “sergenti”, fratelli “laici” addetti ai lavori più umili e faticosi e ai servizi militari secondari. Ovviamente, nessun Templare che fosse sacerdote poteva toccare le armi né combattere: ma gli altri – che sia pure non sacerdoti, erano pur sempre “chierici” – potevano farlo”.

 

 

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