Il “parlamento” catalano ancora nel caos: non si riesce a fare il premier

Jordi Sanchez, il candidato indipendentista alla guida del governo catalano, ha deciso di rinunciare alla politica nella speranza di riacquistare la libertà. Il suo passo indietro apre la strada ad un altro candidato che, secondo i media potrebbe essere l’ex ministro regionale Jordi Turull. Per quanto indagato, Turull non si trova in carcere e potrebbe assumere l’incarico. La nuova tappa nella vicenda politica catalana è arrivata quando Sanchez ha dichiarato al Tribunale Supremo che intende rinunciare alla politica e al suo seggio di deputato del partito secessionista JxCat. L’ex leader di Assemblea nazionale Catalana (Anc), una delle principali organizzazioni civile dei secessionisti, spera così di ottenere la libertà provvisoria. Sanchez era stato scelto per la guida della Generalitat dopo il passo indietro di Carles Puigdemont, che non poteva tornare in Spagna per il suo insediamento, pena l’arresto. Ma anche Sanchez non ha potuto recarsi in parlamento per l’investitura, dato che si trova in carcere e i giudici li hanno negato un permesso. Se la scelta di Turull verrà confermata, si porrà tuttavia il problema della maggioranza che dovrà eleggerlo. I quattro deputati del piccolo partito secessionista anti sistema Cup sono infatti decisi all’astensione, lasciando il campo secessionista senza maggioranza assoluta. Turull potrebbe essere quindi eletto solo in seconda battuta, quando basterà la maggioranza semplice. Ma perché questa si realizzi, Puigdemont e un altro degli eletti fuggiti in Belgio dovranno dimettersi da deputato, permettendo ad altri di subentrare e votare in aula a Barcellona. Non è chiaro infine se un esecutivo guidato da Turull vorrà continuare la linea politica dello scontro con Madrid sull’indipendenza della Catalogna.