“Mille Biagi”: oltraggio alla memoria del professore. L’ombra delle Br

“Marco Biagi non pedala più”  “1000 Biagi”, “Onore a Marco Galesi”. Nel sedicesimo anniversario dell’uccisione di Marco Biagi sui muri della facoltà di Economia di Modena sono comparse scritte infamanti che inneggiano a uno dei brigatisti condannati per l’omicidio del giuslavorista.

A Modena scritte infamanti contro Marco Biagi

A pubblicare le foto, diventate virali sui social, è stato su Twitter l’assistente di Biagi, Michele Tiraboschi. «È questa – ha scrittto – la ragione del perché ricordare Marco Biagi. Non uno stanco rituale ma una battaglia di verità. Una morte assurda e ingiusta, maturata in un clima di odio e intolleranza che purtroppo non è scomparso». La comunità accademica si dice «profondamente turbata per le ingiuriose scritte comparse sui muri del Foro Boario: «A nome mio personale e dell’intero Ateneo desidero far giungere alla vedova Biagi, ai figli e ad a tutti i famigliari del giuslavorista la nostra ferma condanna per un episodio che si iscrive in un clima di odio che da sempre accompagna in alcune frange, fortunatamente marginali, della società il ricordo di un intellettuale che ha servito con generosità lo Stato e che si è speso per l’inclusione dei giovani nel mondo del lavoro», ha commentato il rettore Angelo Andrisano.

Il figlio del giuslavorista: lo Stato lo ha abbandonato

Durissima la reazione del figlio del giuslavorista ucciso dalle nuove Br, Lorenzo Biagi. Commentando la frase dell’ex brigatista Barbara Balzerani (che aveva detto che quello della vittima «è diventato un mestiere») si è detto disgustato: «È una frase che offende noi vittime e tutte le persone che hanno sofferto. Io, come figlio di Marco Biagi e come vittima, penso che ci dovrebbe essere più rispetto. Il monopolio della parola non lo vogliamo avere noi vittime, ma non lo dovrebbero avere di certo loro che sono solamente degli assassini e dovrebbero tacere e basta». Poi ha aggiunto: «Essendo una persona molto credente, non provo odio nei confronti di nessuno e neanche nei confronti degli assassini di mio padre però ovviamente non li perdono, perché mio padre non l’ho più e questo rimarrà così per sempre». Sul terreno scivoloso della mancata scorta, poi, il figlio di Biagi è andato ancora più pesante. «Lo Stato ha abbandonato mio padre. Mio padre aveva una scorta fino a pochi mesi prima di essere ucciso, fino al novembre del 2001. Penso che il fatto che gli sia stata tolta senza motivo, o comunque con una grande sottovalutazione del pericolo, sia una cosa molto grave. Spero che questo non capiti più a nessuno».