Francia, il terrorista era noto ai servizi. Ma Macron parla di «profili psichiatrici» (video)

Era già noto ai servizi di intelligence francesi Redouane Lakdim, il 26enne marocchino che oggi a Trèbes, in Francia, ha ucciso tre persone, fatto diversi feriti e tenuto in ostaggio i clienti di un supermercato inneggiando all’Isis, finché non è stato ucciso in un blitz delle forze speciali. Il giovane, seguito in particolare dalla Dgsi, Direction générale de la sécurité intérieure, era già stato condannato e incarcerato a Carcassonne nel 2016, era attivo sui siti salafiti ed era noto per essersi radicalizzato. Era anche sospettato di aver effettuato un viaggio in Siria.

L’Isis rivendica, ma Macron invita alla cautela

«La minaccia terroristica resta elevata, perché da diversi mesi abbiamo una minaccia endogena, e questo significa che ci sono numerose persone che si sono radicalizzate e hanno profili psichiatrici variegati, alcuni hanno patologie. Ci sono persone pericolose, che vengono seguite da vicino, ma che costituiscono la minaccia nel Paese», ha detto il presidente francese, Emmanul Macron, aggiungendo che «bisogna restare cauti, perché spetta al procuratore stabilire cosa sia accaduto». Le autorità francesi, però, hanno ammesso da subito che a Trebes era in corso un attentato terroristico, che poi è stato anche rivendicato dall’Isis, come riferito da Rita Katz, direttore dell’agenzia di monitoraggio online del terrorismo, Site. L’assalitore era un «soldato dello Stato islamico che ha condotto l’attacco in risposta all’appello di attaccare i Paesi della Coalizione», è stata la rivendicazione giunta su twitter, dopo i numerosi messaggi di celebrazione postati online dai sostenitori dell’Isis.

La sparatoria contro quattro agenti e la fuga

Descritto dai vicini come calmo, gentile, simpatico e con una buona parola per tutti, l’uomo durante le lunghe ore di morte e terrore seminati nella regione dell’Aude, oltre ad aver inneggiato allo Stato islamico, ha anche chiesto la liberazione di Salah Adbeslam, l’unico superstite del commando terroristico degli attentati che il 13 novembre del 2015 a Parigi fecero 130 morti, poi arrestato a Bruxelles il 18 marzo del 2016. Stando ai media francesi, il giovane viveva a Carcassonne in casa con i genitori e 3 o 4 sorelle e frequentava regolarmente la moschea. Questa mattina, secondo quanto ricostruito, avrebbe accompagnato la sorellina a scuola, poi avrebbe rubato un’auto, uccidendo il passeggero e ferendo il conducente, per poi aprire il fuoco contro quattro agenti in borghese della Crs, la Compagnie républicaine de sécurité, che in città ha una caserma, mentre facevano jogging. Uno di loro è stato ferito alla spalla. A questo punto l’arma si sarebbe inceppata e l’aggressore si sarebbe dato alla fuga in auto in direzione di Trèbes, inseguito dagli altri poliziotti.

Tre morti e cinque feriti gravi e gravissimi

A Trèbes Lakdin è entrato nel supermercato “Super U” al grido di «Allah Akbar» e dicendo «bombardate la Siria, morirete». Una ventina di clienti che erano nel supermercato si sarebbero dati alla fuga, riuscendo prima a riparare in una cella frigorifera e poi a fuggire da una porta di servizio, mentre all’interno il terrorista apriva il fuoco facendo due vittime: il responsabile del settore macelleria e una persona anziana, cliente del supermercato. Dopo oltre tre ore, verso le 14.30 il sequestratore era ancora asserragliato nel supermercato, solo, tenendo in ostaggio un tenente colonnello della gendarmeria, che si era offerto volontario per ottenere in cambio la liberazione di un cliente. Poi è scattato il blitz delle forze speciali, deciso dopo che sono stati sentiti colpi di arma da fuoco all’interno. Il sequestratore è stato ucciso, il gendarme è gravemente ferito. In totale i feriti sarebbero 5, dei quali 3 gravissimi e due gravi. Sul posto, secondo quanto riferito dai media locali, era stata convocata anche la madre del giovane, nella speranza che potesse persuaderlo ad arrendersi, ma il tentativo è andato a vuoto.

L’atto di eroismo di un ufficiale della gendarmeria

Il gesto dell’ufficiale è stato definito dal ministro dell’Interno, Gerard Collomb, «un atto di eroismo, che rientra nel costume dei gendarmi e dei poliziotti impegnati nel servizio di sicurezza per i nostri cittadini». Collomb ha spiegato anche come il tenente colonnello, rimasto con l’attentatore, ha lasciato acceso il suo cellulare su un tavolo permettendo così alla polizia di sentire quello che succedeva all’interno del supermercato. Ed è stato proprio così, secondo la ricostruzione fornita dal ministro, che le forze speciali hanno sentito gli spari, che sono stati decisivi per l’intervento.

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