Prodi usa il latinorum, Bersani aggressivo: basta succhiare l’osso…

“Quod dixi, dixi”. Ormai Romano Prodi parla per motti: “ciò che ho detto, ho detto”. E con l’uso del latino crede di riuscire ad esorcizzare i cronisti che gli chiedono se si sente in imbarazzo a votare Pier Ferdinando Casini a Bologna, presentato dal Pd. Ma che aveva detto Prodi? Una frase – e cioè che voterà per l’affermazione del centrosinistra e che le forze fuori dalla coalizione non stanno lavorando per l’unità – che ha suscitato le ire di Liberi e Uguali, un appoggio pieno al Pd giudicato ingeneroso,  un endorsement che ha suscitato addirittura gli sfottò di Laura Boldrini: “Singolare che Prodi voti Casini, uno che non è mai stato di sinistra”. 

Ed ecco allora che Prodi si rifugia nel latino, o meglio nel latinorum di Don Abbondio, per giustificare il suo essere ulivista convertito al verbo renziano. Ma è anche, il suo, un latino autoreferenziale  e autocelebrativo, che riecheggia l’ipse dixit col quale secoli fa si chiudevano sbrigativamente le polemiche mettendo avanti ciò che appunto aveva detto Aristotele, (ipse dixit, lo ha detto lui e non si discute…). Lo ha detto Prodi e non si discute allora? Tutt’altro. Lo discutono tutti: da Grasso a Fratoianni. Pare che dunque il Professore non rappresenti più quell’autorità indiscussa capace di mettere accordo dove ci sono risse e divisioni. Padre nobile sì, ma non se vota Casini… E al latino di Prodi si contrappone il Bersani vernacoliere furioso che ha usato parole durissime nei confronti dell’ex premier e fondatore del Pd: “Io ho molto affetto per Prodi e per questo oggi voglio usare una metafora: ha detto che ha succhiato l’osso del referendum, adesso ho l’impressione che ne succhi un altro. Ma prima o poi bisogna dire basta, perché altrimenti si rischia di lasciare andare alla deriva le nostre idee e i nostri valori“.