Pansa: «La storia della Resistenza è falsa e va riscritta da cima a fondo»

«La storia della Resistenza così come la conosciamo è quasi del tutto falsa e va riscritta da cima a fondo. Gli storici professionali ci hanno mentito»:  così Giampaolo Pansa ribadisce il senso di questi suoi ultimi vent’anni di produzione editoriale nell’intervista rilasciata ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera. Le guerre civili – aggiunge – furono due: quella tra partigiani e fascisti, da un lato, e quella «condotta dai comunisti contro chi non la pensava come loro», dall’altro.

Aldo Gastaldi, un partigiano che dava fastidio ai comunisti

Proprio a una delle vittime di questa guerra tra partigiani è dedicato il nuovo volume  di Pansa, Uccidete il comandante bianco -Un mistero della Resistenza (Rizzoli), da oggi in libreria. È la storia di Aldo Gastaldi, detto “Bisagno”, «l’unico comandante partigiano  non comunista della terza divisione Cichero, la più importante della Liguria». “Bisagno” fu ucciso nel maggio del 1945, a guerra finita, in un «assurdo incidente stradale, architettato da qualche fazione estremista del partito di Palmiro Togliatti».   Il motivo ? “Bisagno” cominciava a dare fastidio perché non intendeva obbedire alle direttive imposte dai vertici comunisti alle formazioni partigiane. Le sue idee risultavano piuttosto urticanti per il Pci. Tanto per cominciare aveva proposto l’abolizione dei commissari politici, uno degli strumenti più efficaci per consentire ai comunisti di esercitare un ferreo controllo sulle formazioni partigiane. Poi mandò letteralmente in bestia i “compagni” quando propose di sostituire la famigerata “polizia partigiana” con la polizia militare Usa.

Un ostacolo alle mire del Pci sulla Liguria

“Bisagno” cominciò a entrare nel mirino dei comunisti già nei primi mesi del 1945. I suoi messaggi ai comandanti di brigata erano regolarmente intercettati. Nel febbraio di quello stesso anno ci fu il tentativo, non riuscito, di rimuoverlo dal comando di divisione. «Aldo Gastaldi -scrive Pansa nel libro – rappresentava l’unico concreto ostacolo all’egemonia del Pci in  Val Trebbia e, di conseguenza,  alle strategie da attuare dopo la fine della guerra». Le circostanze della sua morte apparvero subito strane:  fu sbalzato, il 21 maggio del 1945, dal tettuccio di un autocarro e finì sotto le ruote del camion. Pansa ha riportato nel libro tutte le ipotesi emerse negli anni intorno alla tragica fine del comandante partigiano bianco. «Esiste un’unica certezza: con Bisagno scompariva l’unico comandante partigiano con un prestigio tale da fermare in Liguria un’eventuale insurrezione comunista diretta a conquistare il potere in Italia».

«Allarme antifascista? Una fesseria»

E pensare che Aldo Gastaldi, quando morì, aveva appena 24 anni. Per diventare comandante di divisione partigiana a quell’età, non poteva che aver dato notevoli prove di abilità, intelligenza e coraggio. “Bisagno” aggiungeva anche una notevole pulizia morale. E cercava di imporla anche ai suoi uomini. Punizioni severe comminava a coloro che infastidivano le ragazze o facevano torto a qualche contadino. Un uomo davvero diverso da certa, più diffusa, tipologia partigiana. «La nostra guerra civile – ha scritto Pansa su La Verità – non può essere raccontata da una serie di bugie mai corrette. Spero che il dramma del Comandante bianco serva anche da monito. L’Italia sta diventando una nazione sempre più violenta». Prepotenti di ieri, prepotenti di oggi. La scala è, fortunatamente, assai meno tragica, però la tendenza alla manipolazione della realtà è sempre la stessa. Ultima mistificazione è l’«allarme antifascista» lanciato ultimamente dalla Boldrini, da Grasso e da tutta la sinistra. «Sono fesserie» , commenta divertito Pansa. Il vero problema, per Pansa, è che «abbiamo un classe politica incompetente e pericolosa». E l’antifascismo, in queste condizioni, non può che essere l’ultimo rifugio di chi non ha più niente di serio da dire.