Tra Gentiloni e Raggi è ormai rissa (sulla pelle degli italiani e dei romani)

Sentire il premier Gentiloni che accusa di «scarsa efficienza amministrativa» Virginia Raggi ricorda molto la storia del bue che dà del cornuto all’asino. È un giudizio, quello di Gentiloni, che ai nostri occhi pecca per difetto. Ma nulla ci vieta di aggiungere che il pulpito dal quale proviene non è proprio il più adatto. Se, infatti, il disastro della giunta Raggi a Roma è (purtroppo) ogni giorno più evidente ed innegabile (persino i grillini da autobus strapieni cominciano a mostrarsi più cauti), altrettanto si può dire di quelli prodotti dal governo in carica.

Gentiloni: «Dalla sindaca scarsa efficienza»

La differenza è tutta nella comunicazione, dal momento che i Cinquestelle non hanno lo spazio di cui godono governo e Pd in Rai, oltre che nei livelli istituzionali ricoperti. Se infatti Gentiloni può vestire le penne del pavone sciorinando cifre e percentuali in crescita, il cui merito va ascritto per una metà alla favorevole congiuntura economica internazionale e per l’altra alla politica espansiva della Bce guidata da Mario Draghi, lo stesso non può fare la Raggi, che vive soprattutto di stanziamenti erariali. Ma la politica, si sa, è spietata e una Raggi sommersa dalle emergenze aggravate dalla sua stessa incapacità, agli occhi degli avversari diventa un boccone troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire. E questo spiega perché a infilare il dito nella piaga capitolina sia il Pd più passabile in questo momento, cioè Gentiloni. Un battutista fallito come Renzi non sarebbe stato altrettanto credibile. È toccato quindi al premier lanciare il tema di una «costituente per Roma», che la dice lunga sull’obiettivo prescelto dal Pd, governo in testa, in vista dell’election day del prossimo 4 marzo, quando si voterà per le politiche e la regione Lazio.

Anche Calenda contro il Campidoglio

E se Gentiloni usa toni felpati e istituzionali, il clima da derby infuocato tra Pd e M5S lo rendono bene le parole del ministro Calenda: «Io – ha detto riferendosi al tavolo del governo per Roma – materialmente non ho una controparte. Le risposte della sindaca sono “non vengo, forse mando qualcuno, non posso fare la delibera…”. Se continua così, ha  avvertito, «passa il cadavere della capitale molto prima di quello di chi la sta gestendo». Anche quello dell’Italia, aggiungiamo noi, se non va via anche il governo di cui Calenda fa parte.