Siria, prosegue l’aggressione turca nel silenzio vigliacco dell’Occidente

L’aggressione militare lanciata dalla Turchia sabato nella regione di Afrin, nella Siria nordoccidentale, ha già sfollato circa cinquemila persone. Lo denuncia l’Onu, che più che denunciare non sa fare, citando fonti locali, secondo le quali le persone più vulnerabili non riescono a fuggire. Le Nazioni Unite si sono poi dette pronte a consegnare aiuti a 50mila persone ad Afrin e di avere rifornimenti per altri trentamila in caso di ulteriori trasferimenti in zone controllate dal governo siriano nella provincia di Aleppo. Intanto due razzi lanciati dalla Siria sono caduti in territorio turco, nelle province frontaliere di Kilis e Hatay, senza fare vittime. Lo riferiscono i media turchi a quattro giorni dall’avvio formale dell’operazione delle Forze Armate di Ankara e dei ribelli alleati contro l’enclave curda di Afrin, nel nordovest della Siria. “Un razzo lanciato dalla Siria ha raggiunto la nostra provincia. Non ci sono state vittime né feriti”, rende noto un comunicato dell’ufficio del governatore di Kilis. La zona colpita è quella del quartiere di Ataturk. Nella provincia di Hatay è stato invece colpito il distretto di Reyhanli. E i curdi siriani fanno appello alla “mobilitazione generale” per difendere la regione di Afrin, nel nordovest della Siria, teatro da quattro giorni dell’operazione turca Ramoscello d’ulivo. “Dichiariamo la mobilitazione generale”, si legge in un comunicato diffuso dalle autorità curde del Rojava nella regione della Jazira, nel nordest della Siria. “Invitiamo tutti i figli del nostro popolo – aggiungono – a difendere Afrin”.