Obama minacciò l’Italia: «Rischiate di fare la fine della Grecia». Lo confessa Renzi

«Noi siamo fuori dall’emergenza, dalle difficoltà, dalla crisi, dai disagi, ma ricordo la prima telefonata di Obama che mi dice voi rischiate di fare la fine della Grecia». Lo confessa  Matteo Renzi  durante la trasmissione  L’Intervista di Maria Latella su Sky Tg24. Facendo questa dichiarazione, il segretario del Pd ha pensato forse di farsi bello davanti all’opinione pubblica nazionale. E non si è probabilmente accorto che si è trattato di un vero e proprio boomerang, perché ha di fatto  confermato le forti pressioni internazionali che i governi italiani hanno dovuto subire in questi anni. Non c’è infatti molto da vantarsi del fatto che, al primo contatto con il presidente degli Usa, l’allora neopremier abbia ricevuto una vera e propria minaccia. Se Obama s’è permesso tanto, è perché evidentemente sapeva di trovare interlocutori molto malleabili nel nuovo governo italiano, come del resto i poteri forti internazionali li avevano trovati negli anni precedenti, da Monti in poi. Renzi avrebbe dovuto ricordare (ma se ne è ben guardato) che, se l’Italia s’è salvata, è stato solo per l’immissione di liquidità nel sistema economico avvenuta grazie alla politica di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea. Ci siamo salvati grazie al Quantitative Easing, non certo grazie alle fallimentari politiche economiche dei governi di centrosinistra.

Renzi s’è permesso pure di fare lo sdegnoso con il commissario europeo agli affari economici, Pierre Moscovici, che recentemente ha effettuato una indebita invasione di campo nella politica italiana. «Pierre Moscovici è una persona che stimo, un amico anche livello personale, ma penso che questo tipo di messaggi che arrivano da leader politici europei servano veramente a poco. Gli italiani sanno perfettamente che la sfida in ballo è tra chi promette mirabolanti effetti speciali e tra chi, passo dopo passo, concretamente, ha portato il Paese fuori dalla crisi».

Le parole di Renzi non sono sfuggite a Salvini che ha subito replicato: «Noi vogliamo l’Europa dei popoli e delle regioni, rispettosa delle identità e delle culture nazionali e non serva della finanza e delle multinazionali. Ecco la differenza fra noi e Renzi: noi siamo uomini liberi per cui l’Italia viene prima, lui è il servo sciocco e ben pagato dei poteri forti di Bruxelles e di Berlino».