L’Unione europea dichiara guerra alla Polonia: e rischia di disintegrarsi…

La Commissione Europea getta acqua sul fuoco e rassicura: “Non è in guerra con la Polonia“. Lo dice il portavoce capo dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas, durante il briefing con la stampa a Bruxelles, in vista della cena di lavoro di questa sera tra il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker e il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki. Però nei confronti della Polonia è stata attivata la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato sull’Unione Europea, che scatta quando viene constatata l’esistenza dell'”evidente rischio di una violazione grave” dello Stato di diritto. In teoria la procedura può sfociare nella sospensione dei diritti di voto nel Consiglio, ma occorre prima una votazione unanime del Consiglio europeo. “Naturalmente, la questione dello Stato di diritto è nell’agenda” dell’incontro di oggi, ha aggiunto Schinas, “ma non è il solo”. Juncker e Morawiecki “discuteranno su una vasta gamma di argomenti di comune interesse”, ha concluso. Alla cena, che si terrà dalle 20, parteciperà anche il primo vicepresidente della Commissione Frans Timmermans. Non sono previsti incontri con la stampa al termine.

L’Unione Europea si trova ad affrontare una minaccia di tipo “esistenziale”, che riguarda la sua stessa essenza, per la violazione dello Stato di diritto da parte dei governi di alcuni Stati membri, come la Polonia e l’Ungheria. L’Europa corre il rischio di frantumarsi, in misura anche maggiore di quanto è successo nella crisi dell’Eurozona. Lo ha detto Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alde nel Parlamento Europeo, oggi a Bruxelles durante un seminario. “Personalmente – ha affermato – credo che il rischio di dividere l’Europa sia più grande su questo problema che su qualsiasi altro problema che abbiamo affrontato negli ultimi anni, persino più grande che per la crisi dell’euro. Riguarda i fondamentali, in misura molto maggiore. È una questione esistenziale. Perché i problemi della crisi dell’euro si risolvono con i soldi, anche creandoli un poco, dato che abbiamo la Bce”. “Ma questa minaccia esistenziale – ha continuato – non può essere sventata con i soldi o con qualche artificio tecnico. Credo – ha aggiunto – che quando dobbiamo usare delle sanzioni, ciò vada fatto in modo intelligente. Tagliare semplicemente i fondi europei non farebbe altro che aiutare queste forze illiberali, perché diminuirebbe il sostegno dei cittadini nei confronti dell’Ue”. “Ci aspettiamo che il Consiglio inizi presto a trattare questa questione in modo serio e che adotti raccomandazioni per la Polonia. E non solo per la Polonia, ma anche per l’Ungheria”, ha concluso.