Guido Rossa fu ucciso dalle Br, ma diventa simbolo della lotta al fascismo

Ucciso dalle Brigate Rosse 39 anni fa, Guido Rossa diventa nelle parole del ministro della Giustizia, Andrea Orlando, un simbolo della lotta al fascismo. Nel corso della commemorazione che si è tenuta a Genova, il Guardasigilli ha operato uno slittamento di piani tale da far tornare alle mente una tesi che, quando Rossa fu ucciso, era già stata superata dagli ambienti della sinistra istituzionale: la tesi secondo cui le Brigate rosse in quanto tali non esistevano, ma erano fascisti camuffati. La tesi delle «sedicenti Br», delle «fantomatiche», della storiella «per bambini scemi o insonnoliti», come scrisse Giorgio Bocca su Il Giorno in un articolo del 1975 intitolato «L’eterna favola delle rigate Rosse». La tesi che per tanti anni portò la sinistra istituzionale a chiudere gli occhi sulla vera natura del terrorismo brigatista, lasciando campo aperto alle simpatie, alle connivenze, al “brodo di coltura”.

Orlando e le Br “fasciste”

«Il sacrificio di Rossa si consumò in una situazione in cui il fronte contro il terrorismo era la naturale prosecuzione di quello antifascista che aveva dato vita alla Costituzione repubblicana», ha detto Orlando durante la commemorazione, che si è svolta all’interno dello stabilimento siderurgico di Cornigliano. Era lì che Rossa lavorava e segnò la sua condanna a morte, denunciando un operaio fiancheggiatore dei terroristi che faceva propaganda in fabbrica. Orlando ha poi ribadito la sua interpretazione dell’omicidio Rossa anche in un post su Facebook, rilanciando nuovamente il ricordo in chiave di lotta al fascismo e operando quella sovrapposizione di piani che cancella di fatto decenni di riflessioni sul fenomeno del terrorismo brigatista in Italia.

L’antifascismo sospetto del Guardasigilli

Ormai da settimane il Guardasigilli è in prima fila contro il presunto allarme fascismo in Italia, contribuendo ad alimentarlo anche in forza della sua posizione all’interno del governo. Un antifascismo di ritorno che sembra farsi tanto più forte quanto più si avvicina la chiamata alle urne. E che, tra appelli, avvertimenti e paralleli storici, riporta l’Italia indietro di oltre quarant’anni, a quando pur di negare le nefandezze che allignavano nella sinistra si parlava dei brigatisti come di «fascisti rossi». «C’è il terrorismo, di matrice islamica, che ha colpito l’Europa ed è un fatto che dobbiamo combattere tutti insieme. Poi c’è un ritorno di ideologie fasciste con atti, per ora, di intimidazione: non confondiamo le questioni, ma non sottovalutiamone nessuna. Credo che questi atti si stiano moltiplicando anche perché si è indebolito un fronte unitario e una capacità di suscitare riprovazione sociale anche quando si sdoganano parole d’ordine che erano state messe al bando proprio dalla vicenda storica da persone come Guido Rossa», ha detto Orlando, tacendo sul fatto che le «parole d’ordine messe al bando» dal coraggio di Guido Rossa erano, in realtà, quelle dell’ipocrisia della sinistra, che durò per quasi un decennio e che fu resa insostenibile solo dall’omicidio Moro, otto anni dopo la nascita delle Br.

La sinistra torna indietro di 40 anni

Si trattò di una ipocrisia in cui i dogmi ideologici e le convenienze politiche risultarono più forti delle evidenze, del buon senso, della salvaguardia del bene comune e dei valori democratici. Una ipocrisia in cui quei due fattori furono tanto forti da costringere al martirio un comunista che ebbe la forza e il coraggio di ribellarsi al conformismo dei “compagni che sbagliano”: Guido Rossa, appunto. Ecco, se c’è un parallelo che si può fare tra allora e oggi forse è proprio questo: il ritorno a sinistra di una impostazione così tanto ideologica – e così tanto sospetta a ridosso delle elezioni – da essere disposta a negare le evidenze, riscrivere la storia e alimentare lo scontro sociale e politico pur di dare ossigeno alla propria convenienza. E quindi, sì, è vero, l’esempio di Guido Rossa è vivissimo e resta un faro per la Repubblica, che però andrebbe omaggiato, non strumentalizzato.