Berlusconi e Salvini, una coppia più da “guerra dei Roses” che da “love story”

E va bene che la legge elettorale è soprattutto proporzionale. E va bene che si è alleati proprio perché si è diversi. E va bene pure l’inchino al principio della concorrenza per cui più si compete e più si migliora. Va bene questo e altro ancora, ma solo chi non vede e non sente può negare che lo spettacolo fin qui offerto da Berlusconi e Salvini sia più da “guerra dei Roses” che da “love story”. Le liste non sono ancora state presentate e già non si contano i dispettucci incrociati e i reciproci calci negli stinchi. Se Berlusconi corteggia Roberto Maroni, Salvini impalma Giulia Bongiorno, già guastatrice per conto di Fini sulle cose della giustizia, e quando il Cavaliere declassa a ministro dell’Interno il leghista candidato premier, questi è lesto a rendergli pan per focaccia “promuovendolo” agli Esteri, non senza aver perfidamente premesso «se solo fosse candidabile». Insomma, la sensazione è che i due si detestino cordialmente. Stanno insieme più per marcarsi che per passarsi la palla. E se si abbracciano, lo fanno alla maniera dei pugili: solo per colpirsi ai fianchi. Entrambi hanno adottato una delle più celebri perle di saggezza pronunciate da Al PacinoMichael Corleone nel Padrino due: «Gli amici tieniteli stretti, i nemici ancora più stretti». Vale anche in politica dove l’avversario ti sta sempre di fronte mentre spesso il nemico è chi ti cammina a fianco. E Berlusconi e Salvini lo sanno bene. Ma non avevano alternativa. Non avessero contratto il loro matrimonio di interesse, sarebbero stati i leader del terzo e del quarto partito lasciando la scena al duello tra Pd e Cinquestelle. Travestiti da coalizione, invece, primeggiano nei sondaggi. Insomma, al momento l’unione fa la forza. Si vedrà poi se continueranno così o se passeranno al “meglio soli che male accompagnati”.