La resa di Virginia Raggi: «Non mi ricandiderò a sindaco di Roma»

E così Virginia Raggi si arrende. E dice che non si ricandiderà. Rispondendo a precisa domanda sulla eventualità, la sindaca di Roma ha escluso la possibilità di correre per un altro mandato: «In base alla regola dei due mandati, no. La regola è chiara». E che non si trattasse solo della “regola” dei Cinquestelle lo si è capito subito dopo, quando la Raggi ha aggiunto: «Arrivare viva alla fine di questo mandato sarà un grandissimo successo». Un’ammissione di incapacità? Di stanchezza? Chi lo sa. Quel che è certo è che le attese e le speranze dei romani, culminate col massiccio sostegno alla candidata pentastellata, sono state puntualmente e tutte disattese. Con una Capitale che vive situazioni di degrado, di insicurezza e di instabilità mai conosciute prima. Ecco, forse i continui fallimenti, l’inadeguatezza palese nella gestione della cosa pubblica hanno condizionato la risposta della Raggi alla domanda sulla candidatura. Forse l’incapacità di rispondere alle questioni che riguardano il bene di Roma e dei suoi cittadini cominciano ad essere un fardello troppo pesante da portare. Forse. Anche perché un colpo di teatro non è mai da escludere. Comunque sia, oltre alla Raggi, potrebbero a questo punto non ricandidarsi, sempre stando alla “regola” grillina, il presidente dell’Assemblea Capitolina Marcello De Vito, l’assessore allo Sport Daniele Frongia, il capogruppo in aula Paolo Ferrara, il presidente della Commissione Mobilità Enrico Stefano, quello della Commissione Ambiente Daniele Diaco. Insomma, una vera e propria morìa di personale politico. Talmente generalizzata da decapitare l’intero movimento romano. Con Grillo che, proprio a Roma, rischia di trovarsi senza la vecchia guardia e senza alcun ricambio: davvero una pessima prospettiva.