La Boschi travolta dal caso Consob resta attaccata alla poltrona: non mi dimetto

Maria Elena Boschi tira dritto, e da un salotto all’altro della tv prova a ridimensionar il suo ruolo nel caso Consob, forte del sostegno di Renzi e un po’ meno di quello decisamente più tiepido del premier Gentiloni che a margine dei lavori in corso a Bruxelles si è limitato a chiosare sulla vicenda con un asettico «Maria Elena ha chiarito». Lei, di contro, prova a mettercela tutta (per quel che può): va da Vespa e dalla Gruber su La 7 dove, in particolare dallo studio di 8 e mezzo, insiste e rilancia forte e chiaro: «Non mi dimetto. Le opposizioni sono due anni che ripetono la stessa cosa, ribadisco quanto detto in Parlamento due anni fa, non ho mentito. Non c’è stato nessun favoritismo nei confronti di mio padre o della mia famiglia». Com buona pace di Lega, M5S e Mdp che continuano a chiedere alla Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio dei ministri un passo indietro.

Caso Consob, la Boschi prova a difendersi

Sospetti e polemiche, come noto, serpeggiavano già da tempo, ma tutti si aspettavano che la controversa vicenda della sottosegretaria Maria Elena Boschi e delle sue presunte incursioni in merito alle sorti di Banca Etruria ( e dei suoi azionisti) sarebbe deflagrata la settimana prossima, con l’audizione in commissione di inchiesta sulle banche dell’ex a.d di Unicredit, Federico Ghizzoni. La bufera, invece, è scoppiata ieri quando Giuseppe Vegas, ormai alle sue ultime ore sulla poltrona di presidente della Consob, ha rivelato a deputati e senatori della bicamerale di aver incontrato a suo tempo l’allora ministra per affrontare nello specifico la “questione” di Banca Etruria. «Si, ho incontrato Vegas – ha ripetuto la Boschi in tutte le sue ultime, e sono state tante, apparizioni televisive – ci sono stati più incontri e il 29 maggio 2014, in una di quelle occasioni Vegas mi chiese in modo inusuale di incontrarci a casa sua alle 8 di mattina, e io risposi che ci dovevamo vedere al ministero o in Consob, non a casa sua», ha rilanciato prontamente la sottosegretaria, provando a depistare attenzioni e recriminazioni sull’sms ricevuto da Vegas, o invocando lo stenografico del suo intervento parlamentare a riguardo.

Ma lei non molla: e resta attaccata alla poltrona…

Non solo: «Ghizzoni? È capitato, nei vari incontri avuti, ci siamo visti più volte anche in occasioni pubbliche, al ministero. Come lui ho incontrato anche i suoi successori in Unicredit, quelli di altre banche, ma non è stato mai chiesto nulla che potesse favorire» “la banca”, «non c’è stata pressione», ha affermato Boschi, rispondendo a chi le chiede se, con l’ex ad di Unicredit, abbia mai parlato di Banca Etruria. Un muro di gomma, insomma, quello opposto dalla Boschi a chi la mette alle strette sul ruolo avuto nell’intricata vicenda dell’istituto di credito messo in liquidazione e rifondato attraverso una cessione a favore di una “banca ponte”. E la Boschi, che vacilla ma non molla, con Lega, M5s e Mdp determinati ad ottenere le sue dimissioni, replica con l’annuncio di querele da presentare contro Di Maio, e battibeccando con Travaglio in tv in nome di presunti attacchi (e vittimismi) sessisti («Se fossi stato un uomo non mi avrebbe riservato questo trattamento»). Ma al di là di esegitiche ricerche sulle fonti stenografiche alla ricerca della verità sul fatto se la Boschi abbia mentito o meno (dunque, in questo caso, anche della “bugia”), il risvolto inoppugnabile di fondo resta soprattutto uno: un ministro che parla con il presidente della Consob può anche non esercitare una pressione esplicita o formulare verbalmente una richiesta per quanto ufficiosa, dichiarata, gli basta essere un ministro in carica. E per questo, va detto sulla scia di quanto additato alla Boschi dallo stesso Travaglio, «in un Paese serio la sua carriera sarebbe finita»…