Nasce un “gioco” sulle Brigate Rosse, vergognoso oltraggio alle vittime

Chi gioca si diverte, le vittime un po’ meno. Come canterebbe Lucio Dalla, “erano tristi solo i morti, si mangiavano le mani, non perché erano morti ma perché non si svegliavano domani”. I più tristi, oggi, sono sicuramente i parenti delle vittime di una battaglia assurda e sanguinaria, quella combattuta dalle Brigate Rosse negli anni Settanta e Ottanta su cui oggi qualcuno ha deciso di costruire un momento di svago, di “cazzeggio” giovanile, peraltro a pagamento. Un gioco.

Un gioco di ruolo sulle Brigate Rosse

Per chi non fosse pratico, un gioco di ruolo funziona così: si crea uno spazio, fisico o virtuale, nel quale ognuno impersona un soggetto, svolge un compito, recita a copione, all’interno di un palcoscenico virtuale nel quale qualcuno, il master, detta le regole. Vince chi si impone sugli altri, anche impersonando più ruoli. Anche quando di mezzo c’è la rievocazione degli Anni di piombo e gli attori sono brigatisti rossi, poliziotti, giudici, prigionieri politici ci si diverte, come è accaduto in questi giorni vicino Torino, dove una società specializzata in questo tipo di attività ha pensato bene di organizzare un gioco di ruolo sul terrorismo dell’estrema sinistra che seminò sangue e dolore in tutta Italia. Loro, quelli dell’associazione “Terre spezzate”, fanno il loro lavoro, sono professionisti dei giochi di ruolo: il comune di Bobbio Pellice, che ha ospitato l’evento qualche giorno fa, dovrebbe porsi, invece, qualche interrogativo etico e politico. Le Br, con il sostegno di un’amministrazione comunale di un paesino di 568 abitanti guidata da una lista civica di centrosinistra, sono diventate un “gioco” del quale vantarsi anche sui social, come ricorda oggi un articolo della Stampa, che a sua volta non si pone il problema di sollevare dubbi e tratta l’iniziativa come fosse la sagra del tartufo piuttosto che una rappresentazione ludica di vicende così gravi, con tanto di video a supporto della “sceneggiatura”. La “sceneggiata” ha avuto successo: non si esclude un bis…

A Bobbio Pellice 140 attori giocano a fare le Br

Il gioco andato in scena a Bobbio Pellice con la partecipazione di 140 giovani tra i 20 e i 30 anni si chiama “L’ultimo covo” ed è stato organizzato nel solco di quelle drammatiche vicende del terrorismo rosso: la trama si conclude con la rappresentazione del sequestro, da parte delle Br, del generale americano James Lee Dozier, rapito nel dicembre 81 a Verona quando era comandante della Nato nell’Europa meridionale e liberato a Padova 40 giorni dopo. Se quel sequestro si concluse con la liberazione, da parte delle forze dell’ordine, del generale americano, vale la pena di ricordare che il “gioco di ruolo” messo in scena a Torino si svolge all’interno di un percorso sanguinario il cui tragico bilancio è di 86 morti e decine di feriti in tutta Italia, seminati con il pretesto della lotta armata rivoluzionaria nel nome del comunismo. Il sequestro Moro e il massacro della sua scorta furono solo la punta dell’iceberg di quelle stragi consumate fino alla fine degli annni Nvangta. Una delle “attrici” del gioco di ruolo sulle Br, su Fb, si vanta di essere stata immortalata, in una fotografia, mentre viene ammanettata e si dichiara “prigioniera politica”. Forse non sa di cosa e di chi parla, povera lei.

La protesta dei poliziotti

“È un doppio dolore – protesta Pietro Di Lorenzo, segretario generale provinciale del Siap – che sia avvenuto proprio in Piemonte, tra quelle più duramente colpite dalle uccisioni dei brigatisti. Colpisce come il business non si fermi più di fronte a nulla…”. Senza farne una questione politica, viene però da chiedersi: ma se il gioco di ruolo fosse stato organizzato sul fascismo, magari rappresentando la marcia su Roma, a quest’ora dal fronte politico di sinistra si sarebbe già scatenato un polverone, con proteste indignate di partigiani e compagni vari, oppure tutti si sarebbero fatti una bella partita ridendo del divertentissimo “gioco”?

Il video realizzato dalla società “Terre spezzate” che si apre con una citazione del fondatore delle Br, Alberto Franceschini