Ezra Pound a 45 anni dalla morte, la poesia contro il potere dell’usura

Quarantacinque anni fa moriva a Venezia Ezra Pound. E’ impossibile, in poche righe (ma anche con un intero libro) esaurirne la grandezza. Pound è stato una delle intelligenze poetiche più grandi del secolo scorso: geniale letterato, sublime organizzatore di cultura, artista visionario e profetico, uomo dotato di una sensibilità politica particolarissima, dote che gli permetteva  di sperimentare un contatto profondo e speciale con il tempo storico.

Il duro prezzo della coerenza

E’ per questo che oggi ci soffermiamo su un aspetto particolare della sua personalità e della sua opera: la sua lunga battaglia contro il potere dell’usura, una battaglia  che Pound pagò duramente, con l’internamento nelle vicinanze di Pisa e poi con la segregazione in un manicomio negli Stati Uniti.

“Ezra Pound economista”

Ci soffermiamo su questo aspetto di Pound, anche per omaggio a un grande intellettuale di destra, Gianno Accame (fu direttore del Secolo d’Italia dal 1988 al 1991), che a “Ezra Pound economista”, dedicò  un libro, oltre a numerosi saggi, articoli, conferenze. Un poeta economista è già, di per sé, un notevole cortocircuito, unendo la libera creazione dello spirito con l’aridità di quella che è stata definita la “scienza triste”. Il fatto è che, per l’autore dei Cantos, la poesia non era soltanto un’espressione letteraria: era uno strumento di conoscenza, un’avventura filosofica, un modo di rappresentazione della realtà storica che rompe le gabbie sia dell’ideologia sia dello specialismo.

L’invettiva più celebre contro l’usura

L’usura, in questa prospettiva, è la tirannia del denaro, il potere dell’oro e di Mammona, che soffoca i popoli e li rende schiavi (più o meno) inconsapevoli. Così si legge nella sua celebre invettiva poetica: “Con usura nessuno ha una solida casa / di pietra squadrata e liscia/ per istoriarne la facciata/ con usura/ non v’è chiesa con affreschi di paradiso…”.  Questa la sconvolgente conclusione della poesia: “Usura soffoca il figlio nel ventre/ arresta il giovane amante/  cede il letto a vecchi decrepiti/ si frappone tra giovani sposi/ CONTRO NATURA / Ad Eleusi han portato puttane/ carogne crapulano/ ospiti d’usura”. Parole che ci parlano non solo di ieri. Parole imperiture e profetiche. Parole che ci parlano anche dell’oggi, tempo in cui la tirannia della finanza globale pare non conoscere più ostacoli. Oggi il potere dell’usura si presenta con questi nomi e con queste parole: rating, spread, debito sovrano alle stelle. Anche all’aver profondamente inteso questa lezione di Pound, si deve il fatto che Accame sia stato uno dei primi esponenti della cultura, non solo di destra ma italiana in generale, a intravedere, tra gli Anni Ottanta e Novanta, i guasti che avrebbe poi prodotto il globalismo.

L’adesione al fascismo

L’adesione di Pound agli ideali del fascismo è perfettamente coerente con questa ispirazione. E si tratta di un’adesione convinta, fin dal 1925, anno in cui il poeta si trasferisce in Italia. “Il primo atto del fascismo  – scrive Pound – è stato salvare l’Italia da gente troppo stupida per saper governare, voglio dire dai comunisti senza Lenin. Il secondo è stato di liberarla dai parlamentari e da gruppi politicamente senza morale. Quanto all’etica finanziaria, direi che dall’essere un Paese dove tutto era in vendita, Mussolini in dieci anni ha trasformato l’Italia in un Paese dove sarebbe pericoloso tentare di comperare il governo”. Pound sarà coerente fino alla fine con questi ideali e seguirà Mussolini nella Rsi. Poi la persecuzione. Ma anche un grande lascito ideale che non cessa di ispirarci e incitarci.