Esce “Viola” di Massimo Pedroni: il poeta che ha reinventato se stesso

24 Nov 2017 17:51 - di Antonio Pannullo

È uscito recentemente Viola (Edizioni Fuorilinea, 123 pagine, 13 euro), il primo libro di poesie di Massimo Pedroni con l’introduzione di Renato Minore. Il sottotitolo recita: Viola non è il nome di una donna, ma il colore della copertina del mio moleskine. E non è una citazione a caso, eccentrica o spiritosa, perché Viola è veramente un diario delle emozioni e della sensibilità di Massimo Pedroni, che è un uomo che viene dal teatro: attore, regista, autore radio televisivo, ha ricoperto ruoli di responsabilità nel teatro italiano riscuotendo sempre grande apprezzamento da chiunque abbia lavorato con lui. E scrittore, anche: ha già pubblicato tre libri di narrativa, Ferdinand, La sfacciataggine del sogni e Alla Salute, quest’ultimo di carattere autobiografico,pubblicato nel 2008, con la prefazione di Giorgio Albertazzi, che di Pedroni fu maestro, amico ed estimatore. Autobiografico, perché non si può parlare delle opere di Pedroni se non si conosce la sua biografia, le cui vicende l’hanno portato, come dice lui. “a inciampare nella poesia”. Il sottotitolo di Alla salute è infatti vivere contro la sclerosi multipla. Massimo Pedroni infatti è sempre stato uno sportivo, con un carattere estroverso, ottimista, entusiasta, innamorato della sua famiglia e del suo lavoro, con una passione particolare per la politica. Quando, circa venti anni fa, fu aggredito dalla grave patologia che lo affligge, reagì non arrendendosi, e scrivendo quel libro. E oggi, che ha imparato a convivere con la sua vita, ha reagito scrivendo poesie, intese come diario intimo delle sue sensazioni. “Come attore – dice – ha sempre ricercato le parole, il come dire le cose, il trasmettere agli altri qualcosa, e la poesia mi sembra un ottimo sistema per farlo. È venuta così, spontaneamente. Non mi metto a tavolino decidendo di scrivere dei versi, no. Magari nel corso della giornata assisto a qualcosa, sento una o due parole, una frase, ci rifletto, e il giorno dopo scrivo”. Come scrive in Viola, “L’indesiderato quanto completamente inatteso arrivo di questo inconveniente cambiava tutte, ma proprio tutte, le carte in tavole della mia esistenza. Ero diventato molto più attento, anche alle piccole sfumature. E questo incremento di materiale emotivo – confida Pedroni – mi portò a inciampare nella poesia. Con essa non si cade mai a terra. È un’inspiegabile, efficace, liturgia di pacificazione con il mondo”. Minore nella sua presentazione parla di un percorso poetico, quello di Pedroni, che “è anche una navigazione a cielo aperto, appare a lampi l’immagine di una realtà che è continuamente spolpata e ferita, di un io colpito e dilaniato anche nella sua fisicità”. E cita Pedroni: “Siamo fatti di tempo. Sabbia e farina. Che tutto trasecola con il suo setaccio”. Gli chiediamo a quale genera appartengano le sue poesie: “io non credo nei generi, perché è qualcosa che comprime. Io seguo il flusso dell’esistenza, senza diventare prigioniero della linguistica. Osservo il fluire della vita, e da questa, a volte, scaturisce un meccanismo automatico che ti travolge quando scatta. Quando arriva la poesia, nessuno se ne accorge”.

O sotto un sole generoso, o sotto la lente di una pioggia a grappoli

O battuti da un vento che non conosce barriere

Di certo avrebbero continuato a fornicare

Con i Paradisi artificiali tecnologici. Privi del minimo riserbo

Mani e dita resteranno trafitte dagli usi digitali

Nel corso degli anni certo, quelli del fattore D. Ma resteranno inchiodate

Sule tavole di quel Mar Morto di belle speranze

Le cavie da tastiera avranno avuto trent’anni in due.

Una lei e un lui.

Mimavano di pensare al futuro. La ciambella fritta quella della ricreazione

Con palpabile gradimento era stata gustata.

Inaspettatamente lei senza arrossire con un filo di voce infinito

“non lasciarmi morire se puoi”

Allo sguardo interrogativo del tabblista

Aggiunse “Sola. Così presto”

Evaporarono le impronte dalle tastiera. La brezza del destino aveva rimesso a èposto gli orologi.

“Non lasciarmi morire. Ti basta solo un click”

(29\08\2015)

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