Trump: divulgherò tutti i documenti classificati sull’assassino di Kennedy (2 video)

E’ considerato uno dei misteri più fitti e bui della storia degli Stati Uniti. Da anni si cerca di fare definitivamente luce sull’assassinio del 35esimo presidente degli Stati Uniti, JfkJohn Fitzgerald Kennedy, assassinato a Dallas, il 22 novembre 1963 con 3 colpi di moschetto Carcano 91/38 da Lee Harvey Oswald, ucciso, a sua volta, due giorni dopo, da Jack Ruby, il proprietario di un locale di spogliarelli di Dallas. E ora Donald Trump annuncia di essere pronto a togliere il segreto su alcune migliaia di documenti classificati – 3.500 circa – che riguardano l’omicidio Kennedy, a pochi giorni dalla scadenza – il 26 ottobre prossimo – che lo obbliga a decidere sul mantenimento o meno della segretezza degli atti.

«Pur essendo soggetto a ricevere ulteriori informazioni, consentirò, come presidente – avverte Trump – la divulgazione dei documenti su Jfk a lungo bloccati e classificati». Nell’annuncio, postato sul suo account TwitterDonald Trump anticipa la sua intenzione di rendere pubblici migliaia di documenti sulla morte di John Fitzgerald Kennedy, uno dei più grandi misteri d’America, a pochi giorni dalla scadenza che lo obbliga a decidere sul mantenimento o meno della segretezza degli atti.

Il “Jfk Record Act“, una legge statunitense entrata in vigore il 26 ottobre 1992 prevede, infatti che, a 25 anni di distanza – fra 4 giorni, dunque – vengano desecretati, se la Casa Bianca lo ritiene, tutti i documenti raccolti dall’Arrb, l’Agenzia governativa “Assassination Record Review Board, che aveva come obiettivo non già quello di indagare sull’assassinio di Kennedy ma, piuttosto, quello di raccogliere e catalogare tutto il materiale riguardante l’assassinio del presidente Kennedy che era in mano alle varie agenzie governative americane.
Un lavoro immane terminato nel 1998 e consegnato agli atti con una relazione finale che spiega perché si è reso necessario tutto questo: «Il problema è che 30 anni di segreti governativi sull’assassinio del presidente John Fitzgerald Kennedy hanno portato gli americani a credere che il governo abbia qualcosa da nascondere». In effetti un sondaggio ha stabilito che oltre il 70 per cento degli americani ritiene non sia vero ciò che è stato raccontato fino ad oggi.

Di qui questo sforzo di trasparenza che ha portato l’Agenzia Arrb a ricercare negli archivi di tutte le istituzioni governative Usa, comprese le agenzie di intelligence, e censire migliaia di documenti per poi consegnarli, desecretati, all’opinione pubblica. Un gesto di democrazia piena e di fiducia che ora Trump vuole completare togliendo definitivamente il segreto sugli ultimi file rimasti ancora inediti.

L’Arrb proseguì, in un certo qual modo, anche se con diversi obiettivi, quello che era stato in precedenza l’imponente lavoro della Commissione Presidenziale per l’assassinio del presidente Kennedy voluta dal suo successore Lyndon B. Johnson, la cosiddetta Commissione Warren, dal nome del giudice della Suprema Corte Earl Warren che la guidò, che compendierà in 26 volumi tutto il lavoro di indagine svolto: sedicimila pagine e un rapporto finale di 888 pagine nel quale i membri dell’organismo di indagine concludevano che l’unico responsabile della morte di Kennedy era Lee Harvey Oswald , che aveva agito da solo, e non vi erano né complici né altri cospiratori, né interni – la Cia, in definitiva – né esteri, poiché fra i sospettati c’era Cuba.

Più recentemente, nel 2014, venne declassificato e reso noto un report interno della Cia che rivelava come il direttore dell’agenzia governativa investigativa durante l’omicidio KennedyJohn McCone, aveva deliberatamente evitato di fornire piste alternative alla Commisione Warren nella prospettiva di lasciarli liberi di farsi una propria idea e non condizionarli. E questo aveva portato a ritenere che John McCone fosse parte delle strategie di copertura di eventuali misteri.

Molte le ipotesi diverse da quelle di un lupo solitario sedicente marxista deluso, quale sosteneva essere Oswald: da un omicidio firmato dalla mafia statunitense, piuttosto che dall’Unione Sovietica, dalla Cuba di Fidel Castro, e, non ultimo, dalla stessa Cia.