Rosatellum bis, via libera della Commissione. Stop alla norma anti-Silvio

Il Rosatellum bis approda nell’aula di Montecitorio, dove l’esame comincerà il 15 ottobre, con il viatico del voto favorevole della commissione Affari costituzionali che l’ha approvata grazie soprattutto all’intesa tra Pd e Ap, da un lato, e Forza Italia e Lega Nord dall’altro. Contrari M5S, Fdi-An, Sinistra italiana, Mdp e Alternativa libera. Pochi minuti prima del via libera, si era infranto l’estremo tentativo del M5S di far saltare l’accordo attraverso l’emendamento anti-Silvio volto ad impedire la presentazione di una lista elettorale guidata da un capo incandidabile alla luce della legge Severino. Guarda caso Silvio Berlusconi, l’unico che si trovi in questa condizione. L’emendamento è stato stoppato dalla Commissione.

La legge elettorale passa ora all’esame dell’Aula 

È stato invece ritirato dagli stessi proponenti l’emendamento forzista finalizzato ad introdurre l’indicazione del capo politico sulla scheda elettorale. L’obiettivo, come ha spiegato il deputato Paolo Francesco Sisto, è ripresentarlo in aula per non ostacolare il percorso del Rosatellum bis in Commissione. Sisto, dunque non rinuncia ma rilancia: «È un elemento di grande trasparenza nei confronti dei cittadini». In realtà, emendamento forzista vuole dare forza di legge all’intesa suggellata nel centrodestra sulla leadership della coalizione: ne sarà capo il leader della lista più votata. Ora, però, il Rosatellum bis è atteso alla prova dell’aula dove lo attendono una novantina di votazioni a scrutinio segreti. Il che non lascia tranquillo nessuno, men che mai Renzi. Il ricorso al voto di fiducia non è poi così improbabile. 

Il Rosatellum bis acuisce le tensioni a sinistra

L’intenzione di Renzi, infatti è approvare subito il Rosatellum bis, che premia le coalizioni, per mettere gli scissionisti di Mdp di fronte a un bivio: allearsi o consegnarsi ad un ruolo di mera testimonianza in compagnia di estremisti e gruppettari. La tensione resta alta nonostante il messaggio distensivo lanciato ieri agli scissionisti dal leader del Pd nel corso della Direzione nazionale («I nostri nemici non sono quelli che ci hanno lasciato»). Infatti, la risposta affidata oggi da Mdp ad Alfredo D’Attore autorizza a presagire che la strada dell’unità a sinistra non sarà né breve né facile: «Noi – ha scandito l’esponente bersaniano – non faremo mai un’alleanza semplicemente per avere un posticino al caldo in un collegio uninominale. Abbiamo fatto delle scelte difficili, ci siamo presi i nostri rischi e non torneremo indietro. Niente alleanza senza programma condiviso».