Napolitano prova (di nuovo) a fare fuori Berlusconi. Pronta la trappola

Mai domo, Giorgio Napolitano non cambia mai e  pare stia preparando un gran colpo di teatro sul palcoscenico del Senato per far naufragare il Rosatellum, che sta per essere approvata in via definitiva anche a Palazzo Madama. “Sta per essere”, appunto, perché quando ci mette lo zampino il presidente emerito la regia non è mai lineare e tranquilla. Il suo pallino rimane sempre uno solo: fare fuori Berlusconi. Il grande manovratore del “golpe bianco” contro il  Cavaliere non perde la mano. Ritenta. Secondo la ricostruzione di Libero, Napolitano si sta concentrando sul suo intervento a palazzo Madama, “che si concentrerà sul comma 7 dell’ art. 1 della legge, cioè quello che prevede la dichiarazione del nome e cognome della persona indicata come capo della forza politica da parte dei partiti contestualmente al deposito del simbolo. Il Rosatellum bis avrà tanti difetti, ma fa ridere che Napolitano, «cioè proprio colui che del nomitativo indicato dai partiti se ne è fregato altamente sia nel novembre 2011 sia nell’ aprile 2013 e nel febbraio 2014», punti tutto contro quell’articolato: la cosa pare assolutamente pretestuosa giuridicamente infondata.

Dal “golpe bianco” al Rosatellum

Il punto, infatti, è soprattutto giuridico: «il Porcellum prevedeva che fossero le liste (qualora si presentassero singolarmente) o le coalizioni a presentare rispettivamente il “capo della forza politica” o il “capo della coalizione”, mentre il Rosatellum bis non prevede alcun obbligo per le coalizioni di indicarne un capo, bensì soltanto che ciascuna lista indichi il “capo della forza politica”, anche se si tratta di coalizioni». Proprio da Napolitano dobbiamo farci impartire lezioni di bon ton democratico? Eppure «Il dubbio di costituzionalità sul quale Napolitano porrà l’ accento sarà probabilmente quello relativo al rapporto tra la norma sull’ indicazione del capo della forza politica e il secondo comma dell’ articolo 92 della Costituzione (“Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e, su proposta di questo, i ministri”).  

Fare fuori Berlusconi: il piano di Napolitano

Napolitano ha la memoria corta. Fu proprio lui a nominare Mario Monti nel novembre 2011 al posto di Silvio Berlusconi, che era stato invece indicato quale capo della coalizione vincente alle elezioni politiche del 2008. E fu sempre lui a nominare presidenti del Consiglio prima Enrico Letta (aprile 2013) e poi Matteo Renzi (febbraio 2014) invece che Pier Luigi Bersani, espressamente indicato quale capo della coalizione di centrosinistra per le elezioni politiche del febbraio 2013. Dunque perché Napolitano non si rassegna a un più basso profilo? Anche perché se l’ex presidente ne fa una questione di metodo, non dovrebbe dimenticare che dopo la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato l’ incostituzionalità del porcellum, avrebbe dovuto sciogliere le Camere.
Allora, questo è il piano. Pare che non sarà lui a prendere la parola in Senato, ma passerà il testimone a Vannino Chiti (Pd) che presenterà quattro emendamenti, tra cui uno – guarda caso- proprio sulle perplessità di Napolitano. Il suo obiettivo ormai è smascherato:  sta cercando in ogni modo di fare saltare la legge elettorale che nelle circostanze attuali premierebbe il centrodestra, quindi Berlusconi.