Legge elettorale, la fiducia scatena la piazza. Berlusconi: capiamo, ma non saremo in aula

Il governo ha autorizzato il voto di fiducia sul Rosatellum bis: all’annuncio in aula da parte del ministro Anna Finocchiaro si è scatenato il caos. Le prime due fiducie sui primi due articoli del Rosatellum bis si svolgeranno mercoledì 11 ottobre, la terza ed ultima fiducia si voterà invece giovedì, mattina, poi i voti senza fiducia con l’esame degli emendamenti e di seguito i voti sugli ordini del giorno nel pomeriggio di giovedì e infine, entro la serata di giovedì il voto finale sulla legge elettorale.

Voci critiche sulla scelta di porre la fiducia arrivano da sinistra e da destra e anche dal M5S, con Alessandro Di Battista accorso a Montecitorio per arringare la folla ma senza successo perché contestato dai sostenitori del partitino del generale Pappalardo. Beppe Grillo dal suo blog invita alla mobilitazione permanente a Montecitorio mentre Luigi Di Maio parla di “emergenza democratica”. I Cinquestelle affilano le armi che sono loro più congeniali: quelle della protesta di piazza. 

“Una legge elettorale – alza la voce Giorgia Meloni – fatta per impedire agli italiani di scegliere il proprio governo e di scegliere i propri parlamentari è una legge che espropria i cittadini del loro potere. Ed è la ragione per la quale Fratelli d’Italia non la può votare anche se dispiace di vedere che la voteranno gli altri partiti di centrodestra”. Il riferimento è a Lega e Forza Italia la cui posizione è stata chiarita in serata da Silvio Berlusconi: gli azzurri non parteciperanno ai voti di fiducia e resteranno fuori dall’aula ma diranno sì in sede di voto finale al provvedimento. 

“Forza Italia – sostiene Berlusconi – ha da sempre ritenuto fondamentale fare la legge elettorale in Parlamento, non si può andare alle prossime elezioni politiche con due sistemi frutto di altrettante sentenze della Corte costituzionale. La maggioranza che sostiene Paolo Gentiloni ha ritenuto di dover chiedere al governo di porre la questione di fiducia per approvare presto e bene il provvedimento in questo ramo del Parlamento. Capiamo questa esigenza ma, da forza politica di opposizione, abbiamo deciso di non partecipare ai voti che riguarderanno le fiducie chieste dall’esecutivo. Diremo sì, invece, e lo faremo con convinzione, in modo compatto e leale, al voto finale”.

Anche a sinistra la scelta del voto di fiducia approfondisce le lacerazioni già esistenti: Bersani chiama i suoi militanti in piazza domani al Pantheon, anche Speranza dà appuntamento al Pantheon mentre Sinistra italiana parla di “ennesima vergogna”. Cuperlo, infine, sentenzia: uno strappo che si poteva evitare