La tomba di Claretta Petacci è stata salvata: volevano abbatterla

Restaurata e salvata da abbattimento certo. La tomba di Claretta Petacci, dopo l’allarme per lo stato di abbandono in cui versava, è tornata alla sua forma originaria e non corre più il rischio di essere demolita. Un’operazione resa possibile dall’associazione Campo della Memoria, che si è fatta carico della vicenda.

L’impegno dell’associazione Campo della Memoria

L’allarme sulla cappella in cui riposa la compagna del Duce era stato lanciato ormai anni fa quando, scomparso anche l’ultimo erede della famiglia in Italia, non c’era più nessuno che potesse occuparsene. «Dopo tre anni siamo finalmente riusciti a trovare l’ultimo erede della famiglia Petacci, Ferdinando, che vive a Denver, in Colorado in una roulotte, e che ci ha concesso il permesso di poterci occupare del sepolcro di famiglia», ha spiegato a Il Tempo Alberto Indri, presidente dell’associazione Campo della memoria. «Senza questo permesso non avremmo potuto prenderci cura della cappella funeraria, Ama non ce lo avrebbe consentito», ha chiarito ancora Indri al cronista Fernando M. Magliaro, che firma l’articolo.

La tomba di Claretta Petacci preda del degrado

La stessa Ama aveva assicurato tempo fa che la tomba non sarebbe stata abbattuta, perché edificio sepolcrale storico. Nel 2015, però, la società, che gestisce anche i servizi cimiteriali, aveva recintato la costruzione e appeso un cartello che la indicava come «manufatto in stato di abbandono», parlando di «avvio del procedimento di dichiarazione di decadenza della concessione». Sulla vicenda erano intervenuti anche il capogruppo comunale di FdI, Fabrizio Ghera, e il consigliere regionale Fabrizio Santori, chiedendo un interessamento delle istituzioni competenti. «Fino a quando non sono iniziati i lavori, per i quali abbiamo ottenuto anche il via libera della Soprintendenza, questa era una di quelle tombe che avrebbero rischiato di essere abbattute a causa dello stato di profondo degrado in cui erano precipitate», ha riferito ancora Indri, parlando di un pericolo ormai scampato.