Il mondo del circo pronto a scendere in piazza: «Senza animali sarà la fine»

Togliere gli animali dal circo «è un’assurdità», perché «il circo di tradizione è fatto di giocolieri, clown e animali». A sostenerlo è Claudio Monti, dell’Ente nazionale circhi, in vista della votazione alla Camera del Codice dello spettacolo, che prevede un «progressivo superamento» degli spettacoli che coinvolgono gli animali. Il voto definitivo sulla legge, che è già passata al Senato, è previsto per inizio novembre e il mondo del Circo ha annunciato che in quella data sarà in piazza Montecitorio per protestare.

A rischio la tradizione del circo

«Togliendo gli animali rimane una cosa che non è nemmeno teatro. Viene distrutto il circo nella sua storicità», ha detto Monti, ricordando che «alcuni circhi, anche di nomi famosi, hanno provato a togliere gli animali dallo spettacolo, ma con risultati pessimi. Questo ci fa pensare che se andasse in porto questa decisione sciagurata circa 8mila lavoratori potrebbero rimanere senza lavoro». «Il pubblico italiano, quando fa il biglietto, chiede quali animali sono presenti nello spettacolo», ha proseguito Monti, aggiungendo che se dovesse passare la legge «l’eliminazione degli animali nello svolgimento delle attività circensi porterebbe alla fine della tradizione del circo italiano, che ha ottenuto i massimi riconoscimenti nelle discipline dell’ammaestramento».

«Si pensi anche ai servizi»

Secondo l’Ente nazionale circhi, oggi, sono meno di 2mila gli animali presenti nei circhi italiani e, ha sostenuto Monti, studi scientifici, «realizzati da esperti etologi spiegano che l’allontanamento dal circo dell’animale nato in cattività e vissuto in contatto con l’uomo sarebbe disastroso per la loro vita». Inoltre, ha aggiunto il presidente dell’Enc, gli animali impiegati nei circhi per la maggior parte non sono esotici «come i cavalli e specie domestiche che in Italia vengono impiegati in decine di attività ludiche, sportive, ricreative, e far morire di fame ottomila addetti del settore». «Vogliamo lavorare sulla base di una normativa ferrea che si attiene a criteri oggettivi e non a slogan», ha proseguito il presidente dell’Enc, ricordando che «le principali città italiane non hanno aree attrezzate da mettere a disposizione dei circhi, questo è un gigantesco problema che va risolto così come il problema dei finanziamenti che sono al di sotto del limite minimo della decenza».