Napoli, processo Coop rosse-camorra. Il pm: «Sponsor fu il senatore Diana»

Si avvia alla conclusione il processo sugli appalti per la metanizzazione di alcuni comuni della provincia di Caserta e che vede alla sbarra, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa manager della Cpl Concordia, “colosso” delle Coop rosse, e imprenditori locali. Secondo la Dda di Napoli, infatti, tra il gigante modenese e le imprese del territorio venne stipulato un vero e proprio patto per spartirsi appalto e subappalti con la regia occulta del clan dei Casalesi, da un lato, e di amministratori e politici, dall’altro. Tra questi spicca il nome del senatore Lorenzo Diana, già icona antimafia del Pdl-Pds-Pd, la cui posizione fu stralciata e sul quale pende tuttora una richiesta di rinvio a giudizio per lo stesso reato.

Al centro la metanizzazione del Casertano

Proprio a Diana, nell’udienza di giovedì scorso, si è riferito il pm Catello Maresca nell’avvio della requisitoria che sarà conclusa la prossima settimana definendolo lo «sponsor» della metanizzazione. A tirare in ballo l’ex-senatore è stato uno dei collaboratori di giustizia più importanti, Antonio Iovine, detto ‘O Ninnoinsieme a Walter Schiavone, Michele Zagaria e Domenico Bidognetti uno dei capi del cartello criminale dei Casalesi. Si tratta, ovviamente, di accuse che dovranno essere dimostrate e accolte in una sentenza prima di parlare di colpevolezza. Tuttavia, l’udienza dell’altro ieri ha fatto tornare d’attualità un altro, inquietante, episodio che vede sempre Diana protagonista e del quale il nostro giornale si è già occupato: la lettera anonima fatta pervenire nel 2009 all’attuale sindaco di Casal di Principe Renato Natale, compagno di partito dell’ex-senatore, nella quale veniva indicato e descritto il bunker in cui si nascondeva Zagaria, all’epoca latitante proprio insieme ad Iovine.

Diana e il giallo della lettera mai recapitata alla Dda

L’anonimo estensore chiedeva a Natale, sempre schierato sul fronte della legalità, di consegnare la lettera a Franco Roberti, all’epoca coordinatore della dea napoletana oggi capo della Direzione nazionale antimafia. Natale, che all’epoca era solo un privato cittadino, la consegnò invece a Diana affinché a sua volta la recapitasse a Roberti. Cosa, in realtà, mai avvenuta come lo stesso procuratore ha poi avuto modo di precisare in una relazione indirizzata alla Procura partenopea. Roberti, infatti, ne viene a conoscenza solo nel settembre del 2016 e solo grazie a Natale, che gliene parla a margine di un convegno. Per l’attuale sindaco fu un vero choc apprendere a sette anni di distanza che quella lettera così importante nell’azione di contrasto alla camorra non era mai stata consegnata fu. Tanto più che – come lo stesso Natale raccontò a Repubblica – solo a luglio di quello stesso anno aveva chiesto via Facebook a Diana della lettera: «Mi rispose di aver recapitato la missiva al dott. Roberti».