La lettera: “On. Fiano, mio padre fascista salvò tre famiglie ebree”

Pubblichiamo la lettera aperta che il giornalista e sindacalista Massimo Visconti ha inviato all’onorevole Emanuele Fiano in merito alla sua proposta di legge sulla propaganda fascista

Onorevole Fiano,

chi Le scrive è un semplice cittadino che ha sempre pensato che la politica, quella con la P maiuscola, fosse la rappresentazione della vera democrazia ovvero di quella democrazia, anch’essa con la D maiuscola, che è in grado di rappresentare le volontà del popolo italiano attraverso libere elezioni e soprattutto grazie alla circolazione del libero pensiero. Purtroppo da molti anni ho dovuto ricredermi su questa mia convinzione alla luce di scandali e malversazioni che hanno visto politici corrotti inquinare anche le nostre Istituzioni. Onorevole Fiano, chi Le scrive è anche figlio di un padre che simpatizzava per il regime fascista, riconoscendo a Benito Mussolini il fatto di aver portato in Italia tutte quelle innovazioni sociali che hanno costruito quello Stato Sociale che oggi si sta distruggendo legge dopo legge. La mia famiglia abitava a Roma in via Grotta Pinta 19 e ai due piani sopra il nostro appartamento vivevano due note famiglie di religione ebraica molto famose nella capitale e di cui non faccio il nome per riservatezza. Ebbene mio padre, simpatizzante del fascismo, il 13 ottobre del 1943, giorno della famigerata retata nazista nel ghetto, non esitò a nascondersi dentro la sua casa un’intera famiglia composta da padre, madre in attesa di un figlio, e altri tre figli adolescenti per salvarli dalla deportazione. Quando i tedeschi vennero nel palazzo bussarono anche nella nostra casa per chiedere notizie di queste due famiglie che non risultavano più nelle loro abitazioni. Mio padre disse che erano giorni che non li vedeva e i tedeschi credettero a mio padre e andarono via. Questa famiglia rimase nascosta per tre giorni in casa nostra e poi riuscì a fuggire fuori Roma.

Immagini, Onorevole Fiano, cosa sarebbe successo se i soldati tedeschi fossero entrati in casa nostra e avessero trovato l’intera famiglia ebrea cui la mia famiglia diede rifugio? Mi scusi la premessa forse troppo lunga ma vorrei farLe una domanda: Lei pensa che quella famiglia ebrea accettando l’aiuto di “un fascista” si sia preoccupata del fatto che mio padre fosse simpatizzante del regime e di Mussolini? Quando mio padre morì, nel 1986, venne nella nostra casa il capofamiglia di quella stessa famiglia di ebrei che piangeva come un bambino, e abbracciandomi non faceva altro che dire “grazie a tuo padre siamo tutti vivi”.

Ecco, Onorevole Fiano, questo per dirLe che la legge che porta il Suo nome non solo è contraria ad ogni principio di democrazia e di libertà ma, mi permetta di dirLe, offende anche quella famiglia ebrea, un cui membro è attualmente un alto dirigente della Comunità ebraica romana, perché quell’odio la Sua proposta sta fomentando, una volta diventata legge dello Stato, potrebbe non permettere più certi gesti Eroici come quello di mio padre in nome di un razzismo intrinseco presente nella Sua legge.

Onorevole Fiano, so che questo mio appello non servirà a nulla ma Le chiedo, in nome della Libertà e della Vera Democrazia di far si che in Senato quello scellerato disegno di legge che porta il Suo nome sia fermato.

Onorevole Fiano, capisco che con i problemi che affliggono il nostro Paese questo “diversivo” sposta l’attenzione dell’opinione pubblica dalle storie di politici corrotti, da una sanità che non funziona, da una politica che ormai non rispetta più il popolo permettendo, per la sopravvivenza del potere, a parlamentari di farsi eleggere da una parte e passare disinvoltamente dall’altra, che vede Istituzioni ormai troppo distanti dalle esigenze dei cittadini. Capisco tutto questo ma non accetto che i principi Costituzionali che garantiscono il libero pensiero vengano cancellati da una minoranza parlamentare (261 deputati su 630). Altro effetto che pongo alla Sua attenzione è il fatto che Lei e i suoi 260 seguaci, volendo impedire quei pochi saluti romani che giravano per l’Italia, domani potrebbero ritrovarsi centinaia di migliaia di persone che, per convinzione o per protesta, alzeranno la mano tesa o esporranno gadget del ventennio. Lei e i suoi 260 seguaci state amplificando una forma di manifestazione esteriore di un periodo che ormai appartiene alla Storia. Non mi risulta che i Francesi abbiano vietato di parlare di Napoleone o di De Gaulle, anzi custodiscono il ricordo di due dittatori che comunque hanno fatto del bene alla Francia.

Onorevole Fiano, a me non fanno paura i saluti romani o i pugni chiusi (anch’essi sono la rappresentazione esteriore di un regime dittatoriale che però ha provocato milioni di morti), a me fa paura il sistema delle tangenti che nonostante “mani pulite” oggi non arricchisce più i partiti ma i singoli deputati, fa paura il Jobs Act che ha precarizzato il mondo del lavoro soprattutto quello giovanile, fa paura il futuro dei nostri giovani che non so come potranno mantenere non le loro famiglie ma le loro singole persone, fa paura il fatto che ci sono 130 mila giovani che lo scorso anno hanno lasciato l’Italia perché il nostro Paese non offre loro prospettive, fa paura il fatto che un parlamento non riesce a darsi una legge elettorale decente solo per garantire a chi nel 2018 sarà eletto di poter fare il contrario di ciò che ha promesso in campagna elettorale, fa paura vedere le nostre strade piene di prostitute di colore che vengono “importate” e schiavizzate, fa paura vedere il nostro paese invaso da chi non vuole integrarsi ma pretende che siano gli italiani ad adeguarsi alle loro culture.

Di fronte a tutto questo Lei Onorevole Fiano, e i suoi 260 seguaci, non avete trovato di meglio di cui discutere se non del saluto romano o dei gadget fascisti? Triste ma è così. Io, e con me penso tanti italiani, mi auguro che qualche “crisi di coscienza” in Senato spunti prima del voto definitivo di una legge che uccide la libertà di pensiero ma non ucciderà la Storia riuscendo, però, solo ad offendere le tante coscienze, non solo nostalgiche, che ancora in Italia rappresentano la maggioranza della popolazione. Prima di chiudere questa mia forse troppo lunga esternazione, Le rinnovo, Onorevole Fiano, l’invito a far si che questa legge in Senato non abbia i voti per passare in caso contrario, come penso, Lei sarà considerato il responsabile di un atto discriminatorio senza precedenti. Colgo l’occasione non per inviarLe i soliti e scontati saluti ma per invitarLa ad un momento di seria riflessione prima di mettere veramente in pericolo la caduta dei Valori Democratici del nostro Paese.

Massimo Visconti