Atreju, Pirozzi: «Purtroppo in Italia governa chi non ha gli scarponi» (video intervista)

Ospite della seconda giornata di Atreju a Roma, il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, ha catturato la platea con una testimonianza sanguigna all’insegna della concretezza e della ricostruzione. E di un po’ di sana polemica.

«Purtroppo chi decide in Italia non ha gli scarponi», ha detto senza risparmiare governo, tecnici e tuttologi. E giù bordate a chi straparla e non si sporca le mani, a chi litiga per un riflettore in più, a chi sbaglia le circolari ministeriali a ferragosto…. Bocche cucite, invece, sull’ipotesi di una sua candidatura per il centrodestra alla presidenza della Regione Lazio. “Alla gente non interessa questo”, risponde sorridendo il primo cittadino del cratere, “interessa la tua esperienza, un’idea che va oltre il terremoto”.  Patriota ogni giorno, sindaci, uomini e donne, aggiunge parafrasando il titolo della kermesse organizzata da Fratelli d’Italia alle Officine Farneto a due passi dallo stadio Olimpico.

Ma non chiamatelo eroe. «Chiunque avrebbe fatto come me – dice Pirozzi –  noi siamo gente capace di ricostruire un ponte in sette giorni, di mobilitare una nazione intera, di salvare vite umane. Siamo così. E poi, in realtà,  siamo stati terremotati da trent’anni perché una certa politica ha sempre difeso i grossi a discapito dei piccoli…». Voce arrochita, Pirozzi non le manda a dire. A tratta si scalda. Prende la rincorsa, rallenta. E partono gli applausi. C’è l’ha con l’iignoranza, il nemico numero uno della ricostruzione, con la burocrazia, con i soloni delle carte bollate e con chi strumentalizza la zona rossa del dolore. “Ringrazio Fratelli d’Italia, non solo per avermi invitato, ma per non aver speculato su Amatice, sul dolore della mia gente. Di questo sono grato a Giorgia e a tutti voi”. Ancora qualche sassolino (basta litigare, basta divisioni, questo è il tempo di compattarsi), prima dei Selfie di rito. Il centrodestra? La leadership? «Parliamo di fatti e di idee, preferisco… E qui ad Atreju ce ne sono molte».