Uno Bianca, perché la vacanza-premio a Cervinia per Occhipinti?

Scalpore e, soprattutto, rabbia tra i familiari delle vittime della Uno Bianca, alla notizia della vacanza premio concessa a Marino Occhipinti, già condannato all’ergastolo e attualmente in regime di semilibertà (concessogli nel 2012) per alcuni dei reati della Banda Savi. A Occhipinti è stato concesso di partecipare a una iniziativa promossa da Comunione e Liberazione e dalla Cooperativa Giotto, presso la quale lavora, nella splendida cornice di Cervinia, in Valle d’Aosta. Negli ultimi anni, Occhipinti avrebbe intrapreso un percorso di ravvedimento religioso, testimoniato niente meno che da cardinale e vescovo di Bologna, Matteo Zuppi, tra i prelati più vicini a Papa Francesco. Queste autorevoli conferme sulla catarsi della sua coscienza, però, non hanno mai convinto più di tanto coloro i quali, a partire dai parenti delle vittime, pensano – e non senza ragioni – che Occhipinti non abbia mai chiarito fino in fondo il suo ruolo nella banda dei Savi. Occhipinti, infatti, partecipò attivamente al sodalizio criminale per meno di un anno (nel 1988), salvo poi tenere la bocca chiusa sui suoi complici per i successivi sei. Furono anni, quelli dell’omertà, che lo videro impiegato alla Squadra mobile di Bologna, tra i più stretti collaboratori dell’allora capo, Carlo Buono. Ed era la Squadra mobile, quella che avrebbe dovuto fermare la Uno Bianca. Per altro, nello svolgimento delle sue mansioni, Occhipinti – che all’epoca dei fatti era sposato con Luana Nobile, cugina prima di Stefania e quindi nipote di Wanna Marchi – era in strettissimo contatto anche con alcuni pubblici ministeri, probabilmente, anzi, sicuramente anche con qualcuno di quelli che si occupavano dei misteriosi delitti. Eppure, nonostante tutto ciò, una seria e completa analisi – anche in sede investigativa e processuale – dei suoi rapporti coi superiori e sulle possibilità che, pur non partecipando più attivamente alla consumazione dei crimini, Occhipinti abbia inquinato le indagini non è mai stata effettuata. E c’è chi sospetta che proprio questo suo silenzio, piuttosto che la fede in Dio, gli abbia permesso di ottenere un trattamento un po’ meno duro di quello riservato ai fratelli Savi.