Strage di Bologna, quando Cossiga chiese scusa al Msi: mi sono sbagliato… (video)

Solo due giorni dopo la strage di Bologna, l’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, non aveva dubbi sulla cabina di regia dell’esplosione alla stazione che uccise 85 persone ferendone oltre 200. Il 4 agosto del 1980 il futuro presidente della Repubblica sentenziava con grande sicurezza davanti all’assemblea del Senato: «Dell’orribile strage di Bologna la matrice è chiara. Non da oggi si è delineata la tecnica terroristica di timbro fascista». Il resto è storia. Una storia tutta italiana. Fatta di depistaggi, cortine fumogene, segreti di Stato, scaricabarile istituzionali… Stragi di Stato, forse. Come per Ustica. Come per piazza Fontana. Anche sulla strage di Bologna la verità processuale (che si è conclusa con la condanna definitiva di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini come esecutori materiali) fa acqua da tutte le parti trascinandosi dietro una scia interminabili di omissis e polemiche, sullo sfondo del derby ideologico tra “buoni” e “cattivi” che resta la più odiosa eredità degli anni di piombo e della guerra civile.

Cossiga e le scuse su Bologna

Molti anni dopo la strage, nel 1991, Cossiga da capo dello Stato getta la maschera chiedendo “scusa” alla destra, rappresentata all’epoca dal Msi, per quella verità “non vera” frettolosamente confezionata. Il picconatore si scusò personalmente con  Giuseppe Tatarella: «Fui fuorviato, intossicato. Ho sbagliato, chiedo scusa a Lei che rappresenta in questo momento la sua parte politica…», disse. Un gesto di grande coraggio che sedusse il popolo e la dirigenza missina, finalmente sdoganata dall’equazione stragismo uguale destra. In tutta Italia non si contarono manifestazioni e caroselli liberatori. A Bologna Filippo Berselli, all’epoca consigliere comunale del Msi, distribuì a tutti i colleghi la prima pagina del Secolo d’Italia di allora con il titolo  “Cossiga: chiedo scusa al Msi-Dn”. E i  muri delle città d’Italia ennero ricoperti da un manifesto con la fiamma del Msi e il virgolettato con le scuse del capo dello Stato (foto).

L’ultima intervista del picconatore

Cossiga, dunque, ammise di essere stato fuorviato da quei capi dei Servizi segreti che lui stesso, insieme a Giulio Andreotti, aveva voluto. Pochi mesi prima di morire il presidente-picconatore rivelò a Gianni Minoli, in una puntata de La storia siamo noi“, la sua teoria, mai esternata pubblicamente prima di allora, citando il “patto segreto” fra il governo Moro e l’Olp di Arafat responsabile, secondo lui, dell’esplosione alla stazione centrale di Bologna del 2 agosto che costò la vita ad 85 persone.