Modella rapita a Milano: stava per finire all’asta sul web come preda sessuale (VIDEO)

L’idea raccapricciante sembra ispirata a un film. Rapire una modella, metterla all’asta come oggetto sessuale. A disposizione del miglior offerente, tra chi naviga nel deep web. Il fatto è accaduto a Milano due settimane fa, ma la notizia è stata resa pubblica solo oggi. Una modella inglese di vent’anni è stata sequestrata per una settimana a Milano per essere messa all’asta e sfruttata sessualmente dagli acquirenti. Base d’asta 300mila euro. L’asta non è mai avvenuta e l’autore del sequestro è stato arrestato dalla polizia italiana. La giovane sarebbe stata attirata in un finto set fotografico vicino alla stazione Centrale, drogata, caricata nel bagagliaio di un’auto, per poi essere tenuta ostaggio in una stanza. La liberazione è avvenuta sette giorni dopo.

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Per il sequestro della modella fermato un cittadino polacco

A finire in carcere Lukasz Pawel Herba, un trentenne polacco residente in Gran Bretagna. L’uomo è stato fermato lo scorso 18 luglio dagli uomini della Squadra Mobile di Milano, insieme al personale dello Sco e della Polizia Postale della Lombardia. La ragazza era arrivata a Milano il 10 luglio, per un servizio fotografico che si sarebbe dovuto scattare l’indomani. A organizzarlo, tramite il suo agente, un sedicente fotografo. L’11 luglio la modella raggiunge via Bianconi, al civico 7, l’indirizzo dello studio fotografico preso appositamente in affitto. Ma appena vi fa ingresso, viene aggredita da due persone, immobilizzata, narcotizzata e condotta, nel bagagliaio di un’auto, rinchiusa in un borsone nero, nel comune di Lemie (Torino), frazione di Borgial, in una baita. Qui viene tenuta sequestrata sino alla mattina del 17 luglio scorso quando è lo stesso Herba, che ha gestito da solo il periodo di prigionia, a liberarla e accompagnarla al Consolato britannico di Milano. La vicenda ha molte analogie con il film Io vi troverò con Liam Neeson. Gli inquirenti ancora non sono in grado di dire se gli autori del sequesto si siano effettivamente ispirati alla pellicola. 

Il rapimento della modella era stato pianificato da tempo

Durante il sequestro il malvivente, utilizzando account criptati, ha richiesto all’agente della modella un riscatto pari a 300.000 bitcoin per evitare la messa all’asta on line della ragazza, riconducendo l’operazione al black death group, organizzazione che nel Deep Web gestisce diversi traffici illeciti. L’azione era stata pianificata da tempo: a maggio 2017 il rapitore acquista un documento di identità falso intestato a un alias Daniel Zawada. Poi compera su internet un passamontagna nero e un dispositivo Token per i Bitcoin. L’auto del sequestro viene comperata in Polonia a luglio. Per il sequestro della modella britannica non risulta essere stato pagato alcun riscatto per l’avvenuta liberazione. Gli investigatori vogliano anche verificare la eventuale riconducibilità al sedicente black death group.

(Nella foto, una scena del film Paura.com)