Giù i monumenti sudisti. Ma la guerra alle statue è sempre sbagliata (video)

Dopo i cortei dei suprematisti bianchi e i tragici fatti di Charlottesville continua in America la guerra delle statue, cioè la rimozione dei monumenti che hanno a che fare con la Guerra di secessione e che rappresentano un tributo alla memoria dei vinti, quelli della Confederazione del Sud. Le ultime e più recenti rimozioni sono avvenute a Baltimora, dove è stato votato ed eseguito l’abbattimento di quattro monumenti, tra cui le statue dei due generali sudisti Robert Lee e Thomas Jackson. Abbattuta anche la statua di Roger B. Taney, già presidente della Corte suprema degli Stati Uniti  e fautore dello schiavismo e quella alle ddicata dal 1917 alle donne confederate. L’abbattimento è avvenuto tra gli applausi di gruppi di cittadini di Baltimora, dove è alta la percentuale di residenti afro-americani. I monumenti che onorano i confederati sono secondo un censimento di un anno fa 718, di cui circa 300 in Georgia, Virginia e North Carolina. Donald Trump definisce triste lo spettacolo “della nostra storia e della nostra cultura fatta a pezzi. Non si può cambiare la storia, ma dalla storia si può imparare”. 

La chiamano, appunto, la guerra delle statue. Ma è soprattutto una guerra alla memoria condivisa, alla memoria pacificata, e non porterà nulla di buono. E’ una guerra antistorica: sarebbe come se si volesse cancellare il ricordo di Carlo Magno perché sterminò i Sassoni o le statue del Cid Campeador perché uccise i Mori. Aggredire la storia in questo modo, con questa acredine fondamentalista, è una pratica barbara che nasconde paura e insicurezza, e nasconde anche ignoranza. Chi teme il revisionismo fa finta di non capire che la revisione, cioè l’analisi attenta e continua delle fonti e delle memorie, è l’essenza della storia stessa. Il terreno delle memorie, che dovrebbe essere cemento dell’identità di ogni paese , rischia così di essere brutalizzato dai fanatismi delle opposte fazioni, quella di chi vuole riesumare dall’oblìo fenomeni ormai superati e quella di chi vuole cancellare dal passato ogni elemento che disturba la propria sensibilità. Non ne verrà nulla di buono, e lo abbiamo già constatato nei giorni scorsi. E la lezione dovrebbe essere interiorizzata anche da chi, in Italia, propone assurde leggi demonizzanti del recente passato storico. Diceva un grande storico come Marc Bloch che le mentalità si sedimentano piano piano, e mutano nel corso dei secoli, ma lentamente, senza strappi violenti, senza imposizioni dall’alto. Il tempo della storia ha il suo ritmo, inesorabile. Occorre rispettarlo, anziché prenderlo di petto con malagrazia. Perché la storia non si lascia indottrinare, come del resto le collettività. Anche perché quelle statue abbattute rischiano di rafforzare proprio per l’oltraggio subìto la loro valenza simbolica. Diverranno carismatiche, anche nell’assenza.