Elezioni “calde” in Kenya. La comunità italiana sembra scegliere la continuità

A pochi giorni dalle elezioni nazionale in Kenya, in programma martedì 8 agosto, si fanno sempre più insistenti le voci sulla possibilità che sia il presidente in carica Uhuru Kenyatta, 55 anni, in carica del 2013, sia il suo storico oppositore Raila Odinga, 72 anni al suo quarto tentativo, non raggiungano il quorum del 50% che darebbe a uno dei due la certezza assoluta di poter guidare da subito la nazione per i prossimi cinque anni. Secondo il sondaggio più credibile pubblicato finora, quello del Centro Africano di Ricerca, redatto dopo interviste ad un campione di 10.000 cittadini di ogni regione e classe sociale, l’attuale presidente sarebbe in vantaggio sullo sfidante, ma entrambi potrebbero non raggiungere il quorum. Questo fatto – si legge sul portale Malindikenya.net, che traccia un’analisi in vista del voto – si deve soprattutto all’esposizione mediatica di cui hanno goduto gli altri cinque candidati minori che potrebbero arrivare anche all’8% totale. In questo caso, dalle urne, presumibilmente due giorni dopo le votazioni, non uscirebbe il nome del presidente ma solo l’indicazione di chi sarebbe più avanti e poi partirebbero i giochi di alleanze con i piccoli candidati, che dovrebbero abbracciare l’una o l’altra sponda politica, dirigendo così i loro elettori verso uno o l’altro. Mai in Kenya i candidati indipendenti hanno goduto di tanto potere. La “colpa” di questo insolito traguardo è degli stessi leader del Jubilee (il partito del presidente Kenyatta), e del Nasa (la coalizione di cinque partiti rappresentata da Odinga) che non si sono presentati ai dibattiti pubblici organizzati dalle televisioni, dove invece i candidati minori hanno avuto la possibilità di presentare il loro programma e di farsi conoscere come persone serie ed avulse (per ora) dagli scaltri giochi della politica. Il solo Odinga, nell’ultimo dibattito televisivo, ha scelto di presenziare ed in quella circostanza avrebbe guadagnato qualche punto sul rivale. In ogni caso, secondo i sondaggi, Kenyatta resterebbe favorito e la motivazione è che durante i comizi elettorali ha sempre inneggiato alla pace, cosa che più di tutte starebbe a cuore dei keniani, mentre Odinga sarebbe definito troppo “guerriero”. Gli italiani in Kenya “tifano” per la rielezione dell’attuale presidente Uhuru Kenyatta. E’ l’analisi di Freddie del Curatolo, fondatore e direttore di MalindiKenya.net, portale italiano in Kenya che, parlando all’Adnkronos, premette: “Anche se la mia posizione di giornalista è equidistante e io tifo solo per la pace, da osservatore posso dire che sicuramente gli italiani, chiamati a scegliere, votano Kenyatta, che si è sempre definito amico degli italiani”. “In generale però – aggiunge – noi tutti speriamo che siano elezioni pacifiche perchè da questo può dipendere davvero il boom dell’industria italiana in Kenya nei prossimi anni. Del resto il voto per Kenyatta sarebbe nel segno della continuità e con lui gli italiani hanno gettato le basi per poter lavorare bene in Kenya. E poi – sottolinea – al contrario il nuovo fa sempre più paura”. Ma qual è il clima che si respira alla vigilia del voto? “Sicuramente c’è un’aria di attesa e tensione, soprattutto al Nord dove, oltre che essere il fulcro del Paese, è l’area a più alta incertezza, in quando l’opposizione di Odinga, che partiva da uno svantaggio del 10% un mese fa, è ora testa a testa con il partito di Kenyatta. Più tranquilla invece la situazione sulla costa, che comprende quattro distretti o contee, i cui governatori sono solidamente schierati a fianco di Raila Odinga, per cui non ci saranno sorprese”.