Ricordo di Antonio Parlato, che per primo denunciò l’affaire Britannia (video)

 

Il 20 luglio del 2010 ci lasciava inaspettatamente a Napoli, dove era nato nel 1939, Antonio Parlato, protagonista e padre nobile della destra italiana. Amatissimo dai giovani del Movimento Sociale Italiano, nelle cui fila aveva militato per anni e sotto le cui bandiere si era battuto dentro e fuori i palazzi istituzionali, Parlato era però anche stimatissimo e rispettato sinceramente dai suoi avversari politici, che ne riconobbero sempre la grande onestà, lo spessore culturale, il sincero impegno in favore degli italiani. Lo dimostra il fatto che ai suoi funerali, celebratisi nella chiesa di San Ferdinando, oltre a tutto il popolo missino, non solo campano, vi erano anche tantissimi esponenti di altri partiti, quei partiti del cosiddetto arco costituzionale il cui massimo obiettivo era quello di ostracizzare il Msi e i suoi appartenenti. Con Parlato però non ci riuscirono mai, perché con il suo lavoro attento, la sua critica costante, la sua preparazione solidissima, metteva sempre sotto scacco i suoi detrattori politici del regime partitocratico. Era un autentico politico galantuomo, un convinto meridionalista, un avvocato di prim’ordine, storico, saggista, esperto di diritti della navigazione e di moltissime altre cose. Era uno dei politici preferiti dei giornalisti, perché quando gli telefonavano per interpellarlo su qualsiasi argomento – e non è un’esagerazione – lui cominciava subito a parlare con competenza e padronanza di quell’argomento, di qualsiasi cosa si trattasse. Era un eclettico, uno di quelli che non dicevano mai “mi richiami più tardi”, perché magari si andavano a documentare su quella domanda, no, lui sapeva veramente tutto.

Parlato fu consigliere della sua città e poi deputato

Come si è detto, era nato a Napoli nel luglio del 1939 e già all’università si iscrisse alla Giovane Italia e al Gruppo universitario Fiamma, per il quale si candidò nell’ateneo riscuotendo ottimi risultati. Laureatosi, di specializzò in Diritto marittimo, continuando sempre a perseguire la sua passione per la politica, ma anche per la storia, le tradizioni, i costumi. Diresse per alcuni anni il settore Giustizia della Consulta corporativa napoletana, organismo che esisteva probabilmente solo a Napoli e che constava di un pool di imprenditori, avvocati, professionisti, esponenti della società civile che davano un supporto tecnico e politico al Msi partenopeo. Il contributo e la competenza di Parlato furono preziosi, tanto che nel 1975 fu eletto consigliere comunale della sua città, ove rimase per diverse legislature, divenendo in seguito presidente del gruppo e all’ultimo mandato coordinatore di tutte le opposizioni. Molti ricordano ancora il suo incessante lavoro e le sue pressioni per far approvare alla maggioranza le sue iniziative, attraverso mozioni e proposte di delibera, che spesso e volentieri si rivelavano efficaci, tanto da essere molte volte approvate dall’intero consiglio comunale. Nel 1979 fu eletto deputato, carica che ricoprì per ben quattro legislature, stabilendo un record, ancora imbattuto, relativo al numero delle interrogazioni presentate, oltre a oltre 500 proposte di legge e 150 interventi in aula. Nel primo governo di centrodestra, Berlusconi lo vuole sottosegretario al Bilancio,con delega al Mezzogiorno, dove Parlato sostenne numerose iniziative produttive nel sud che, con gli accordi di programma, porteranno tra l’altro alla realizzazione del centro orafo Tari di Marcianise e al decollo del porto commerciale di Gioia Tauro. Tra le tante battaglie in favore non solo del Sud ma del popolo italiano, Parlato viene ricordato per essere stato il primo a denunciare il tentativo di svendita delle aziende parapubbliche, di cui lo Stato italiano ha quote di partecipazione, tentativo effettuato in acque internazionali, al bordo di quel famoso panfilo Britannia, il quale negli anni successivi è sempre stato più evocato ma che allora conosceva solo lui, nave di proprietà della regina Elisabetta, tentativo di svendita a potenze straniere da parte dei rappresentanti dell’Eni, dell’Iri, della Società Autostrade, delle Assicurazioni Generali, e l’attacco, forse il primo, al finanziere George Soros, per le sue speculazioni sulla lira che costrinse la Banca di Italia a difendere la moneta nazionale con migliaia di miliardi di lire. In quell’occasione Parlato non riuscì a convincere, ma molti anni dopo vediamo che aveva avuto perfettamente ragione. Intensa anche la sua attività dentro il Msi, dove appartenne sempre alla cosiddetta corrente rautiana, riuscendo anche a far diventare rautiana la stessa federazione di Napoli, tradizionalmente fedele ad Almirante, ma il segretario non glie ne volle mai per questo, rispettando in lui un avversario, che poi tale non era, coerente e corretto. Oggi più che mai ci sarebbe bisogno di Antonio Parlato, della sua pacata sapienza, del suo equilibrio politico, della sua onestà inossidabile e del suo non essere attaccato all’ostentazione dei simboli folcloristici ma alla concretezza delle azioni. Ci lascia migliaia di articoli e numerosi saggi dei più svariati argomenti.