Frontex ammette: c’è stato un accordo per portare gli immigrati in Italia

Ora anche Frontex lo ammette: c’è stato un accordo, fra burocrati, per far sbarcare in Italia l’enorme massa di immigrati che la sta invadendo. E’ il Direttore esecutivo di Frontex, il francese Fabrice Leggeri, chiamato in audizione stamani davanti alla Commissione Libe del Parlamento Europeo, l’organismo Ue che si occupa di libertà civili, giustizia e affari interni, a confermare l’incredibile vicenda negata fino all’ultimo dall’esecutivo a trazione Pd.

I grillini all’attacco: «Alto tradimento». E chiedono la sfiducia. «Una cosa è certa – punta il dito Luigi Di Maio, vicepresidente M5S della Camera dopo aver incontrato, nella sede del Parlamento Europeo, a Bruxelles, proprio il direttore esecutivo di Frontex – abbiamo scoperto oggi cose gravissime da Frontex e che vedono complice il governo del Partito Democratico: l’Italia era d’accordo a fare sbarcare tutti i migranti nei porti italiani. Quello che allora era il ministro degli Esteri e oggi è presidente del Consiglio italiano, quello che era il ministro degli Esteri di Renzi, che si chiama Paolo Gentiloni, venga in Parlamento a riferire su questo alto tradimento. Perché questo è alto tradimento, quello che hanno fatto all’Italia. Adesso o ci rispondono su questo alto tradimento che hanno compiuto nei confronti del popolo italiano, oppure noi siamo pronti a depositare una mozione di sfiducia».

«Matteo Renzi ci ha venduti come nazione per 80 euro – rincara la dose Di Maio – Ha autorizzato l’utilizzo dei porti italiani per gli sbarchi dei migranti in cambio della flessibilità europea per dare i suoi bonus».

«Ci hanno trasformati nel più grande porto d’Europa – continua Di Maio – per qualche soldo, per avere 80 euro per vincere le elezioni europee. Si è trattato di un accordo bilaterale tra Italia e Frontex. Leggeri ha detto che è stato firmato a livello di burocrati, non a livello politico, che è ancora peggio. Ma questo non significa che abbiamo i burocrati fuori controllo, inutile raccontarcela: ci hanno spiegato che un accordo così importante, celebrato come l’accordo del secolo, neanche i ministri sono andati a firmarlo».

L’Europa ci sbatte la porta in faccia. Ma il Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, conferma, anche, che l’Europa ci chiude la porta in faccia: niente porti, oltre a quelli italiani, per accogliere la marea di immigrati. Gli altri Paesi non si muovono da questo punto di vista.

Per modificare i piani operativi di Triton serve l’ok dei Paesi partecipanti. Ma gli altri Stati partecipanti all’operazione Triton, nell’incontro tenutosi ieri a Varsavia, non hanno espresso la disponibilità a modificare i piani operativi in modo da consentire lo sbarco di migranti salvati nel Mediterraneo Centrale in porti diversi da quelli italiani, come chiesto da Roma.

«Le autorità italiane hanno formulato questa richiesta», svela Leggeri, sottolineando però che «un piano operativo, per poter essere adottato, richiede l’accordo di tutti gli Stati membri partecipanti. Non è una questione tra l’Italia e Frontex».

Ma qualcuno degli Stati partecipanti ha espresso disponibilità? «Non ho sentito disponibilità in questo senso – ammette Leggeri – Ho sentito una richiesta italiana, ma non ho sentito degli Stati membri disponibili. C’è un gruppo di lavoro, che dovrà lavorare con gli esperti di Frontex e le autorità italiane, per vedere come migliorare il mandato e i piani operativi di Triton. Questo gruppo di lavoro si riunirà immediatamente quest’estate».

E i tempi? Non prima di settembre. Alla faccia dell’emergenza. «In settembre spero – auspica Leggieri – che avremo delle cose da presentare agli altri Stati membri dell’Ue e di Schengen, per vedere la loro reazione e vedere se sono d’accordo a partecipare a Triton, che avrà un nuovo piano operativo, o un piano operativo migliorato o emendato».

Fabrice Leggieri ammette che quella della ridiscussione di Triton «è una questione complessa per tutta una serie di motivi politici, prima di tutto». E Frontex, se ne lava le mani Leggieri, «non deve risolvere questioni politiche. Ci sono anche ragioni operative e giuridiche delle quali bisogna tenere conto. Frontex terrà conto delle questione giuridiche e operative: l’agenzia non ha la missione di risolvere problemi e questioni politiche». In ogni caso, spegne ogni speranza il direttore esecutivo di Frontex, «un piano operativo deve essere condiviso tra lo Stato ospite, e attualmente l’Italia è lo Stato ospite, e Frontex, ma gli Stati che partecipano all’operazione devono essere d’accordo con il piano operativo». E già hanno fatto sapere di non essere intenzionati minimamente ad aprire i porti.

Le gravi responsabilità dell’Ong, stessi interessi degli scafisti.  Il Direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, fa un’altra grave ammissione fra le righe confermando, in definitiva, che gli scafisti hanno modificato le loro strategie di business proprio in funzione degli aiuti logistici che finiscono per fornire loro le Ong. Mentre «due anni fa la maggior parte dei salvataggi avveniva a metà strada tra la Sicilia e le coste libiche» in conseguenza della decisione di spostare il limite delle operazioni al limitare sud dell’area di ricerca e soccorso maltese, «ora la maggioranza delle azioni di ricerca e soccorso avviene a 20-30 miglia nautiche dalla costa libica – spiega Leggeri davanti alla Commissione Libe del Parlamento Europeo – «ci sono diverse ragioni» per questo slittamento a sud, prima di tutto il fatto che i trafficanti «non danno più alcuna possibilità ai migranti di raggiungere le coste italiane: non hanno cibo, non hanno acqua, non hanno carburante. Escono dalle acque territoriali libiche e si fermano lì. I trafficanti semplicemente traghettano le barche o i gommoni con i migranti al limite delle acque territoriali libiche, rimuovono il motore e lasciano lì la barca». Proprio dove sono ad attenderli le navi delle Ong. Che, invece di portarli al porto più vicino, li portano in Italia.

Renzi insiste con i suoi teoremi. In grave difficoltà ora che sono emerse le su responsabilità sull’invasione degli immigrati in Italia, Matteo Renzi cerca di trovare una via d’uscita politica: «La prima cosa da fare è bloccare il più possibile le partenze dalla Libia. Il ministro Minniti si sta impegnando molto su questo». Ed è subito subissato dai fischi.

«Renzi è ridicolo – dice il senatore di Fi, Maurizio Gasparri – Come può dire oggi che bisogna agire sui porti libici per impedire le partenze quando il suo governo e quello Gentiloni hanno sempre dato ordini per accogliere tutti i barconi e far sbarcare sulle nostre coste migliaia e migliaia di clandestini al giorno? La verità è che non sanno come uscire da una situazione di disperazione che hanno auto prodotto, mentre prendiamo schiaffi ovunque».

«Perfino il Parlamento inglese si è svegliato – ricorda Gasparri – rendendo noto un rapporto in cui definisce fallimentari i risultati dell’operazione Sophia perché non ha ridotto il flusso di clandestini ma solo aumentato le morti in mare. Per colpa di autentici irresponsabili ci troviamo davanti a uno scenario assurdo, mentre si continua con una politica di annunci e non di ordini drastici. Porti chiusi e blocco navale. Questa è l’unica strada. Il resto sono chiacchiere».

«Perché i migranti che arrivano in Italia sono responsabilità dell’Italia? – insiste Renzi – Perché c’è un regolamento, quello di Dublino del 2003 – governo Berlusconi – che impone al primo paese in cui il migrante arriva di gestire il tutto. E dal 2003 che è così. Nel 2013 si modifica Dublino ma non questo punto. Nel 2015 l’Italia conferma questo principio perché non può cambiarlo – chiedemmo di cambiarlo ma ci fu detto di no – ma mette insieme il principio che gli altri paesi devono accettare una quota di relocation». Ma il “passo in avanti” di Triton rispetto a Mare Nostrum, ha lamentato l’ex-premier, «non è stato compiuto fino in fondo perché gli altri Paesi non hanno accolto il numero di migranti che si erano impegnati ad accogliere».

Lo gela Laura Ravetto, deputata di Forza Italia e presidente del Comitato Schengen: «ma davvero Renzi insiste con Dublino? L’ha capito che se si potesse applicare davvero Dublino oggi le navi europee, sia militari sia mercantili, operanti in alto mare nel soccorso dei migranti renderebbero “Stato di primo approdo” la bandiera che portano e non le coste italiane? L’errore fu la scellerata deroga a Dublino che il governo Renzi negoziò nell’avvio dell’operazione Triton. Invece di tentare invano di scaricare responsabilità inesistenti su altri governi, Minniti si attivi affinché il protocollo Triton venga modificato».

«Il governo dice ora che bisogna modificare Triton – osservano anche i grillini – Triton, tre anni fa, era il più grande accordo che l’Italia avesse ottenuto in sede europea per gestire la questione dei migranti. Adesso scopriamo che l’accordo prevedeva che tutti i migranti salvati nel Mediterraneo dovessero sbarcare solo nei porti italiani. E quando abbiamo chiesto a Frontex che cosa succede se l’Italia chiude i porti, lui ci ha risposto che la situazione è complessa, ma che l’Ue si limiterebbe a ridurre gli stanziamenti per Triton. Il problema dell’Ue è solo per gli stanziamenti, non gliene frega niente della gente da salvare in mare», dice caustico Di Maio.

Sedia a rotelle e catetere sul barchino. «Altri 3.677 clandestini in arrivo in Italia. Ma ‘sto governo di incapaci, di complici, di servi – si chiede Matteo Salvini – fa qualcosa o vuole trasformare l’Italia in un enorme campo profughi? Si rendono conto che gli italiani sono incazzati neri? Fermare l’invasione, con ogni mezzo (lecito) possibile. Sono pronto!», dice Matteo Salvini, segretario della Lega.  Ieri sera, poi, intorno alle 20 un barchino con 8 uomini, di nazionalità algerina, sono arrivati a bordo di un barchino di 7 metri al porticciolo turistico di Teulada. Uno di loro, invalido, è arrivato con sedia a rotelle e catetere urinario. Qualche ora dopo sono sbarcati altri 4 algerini immigrati, che erano stati soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia, sono stati sbarcati al porto di Trapani dalla nave Phoenix della discussa Ong maltese, Moas.

Gli immigrati del Banglades in aereo in Libia. Poi c’è la novità, sempre svelata dal Direttore esecutivo del Frontex, Fabrice Leggeri, del fatto che «sorprendentemente, ci sono molti cittadini del Bangladesh che arrivano per via aerea e raggiungono Tripoli». E, da lì, poi, grazie ai comodi traghettamenti delle Ong, arrivano in Italia.