È morto Peter Santagata, ingiustamente accusato dei crimini della “Uno bianca”

A soli 50 anni, vittima di una micidiale malattia, è morto a Bologna Peter Santagata, esponente della “mala” del Pilastro, falsamente accusato per tre anni, trascorsi in carcere, di essere il feroce “boia” della “Uno bianca”. Di famiglia di origini calabresi, con uno zio pregiudicato, Peter ha vissuto una vita da pagine pasoliniane: l’infanzia, l’adolescenza e le amicizie di strada nel quartiere più malfamato del capoluogo emiliano; i primi crimini bagatellari e i primi arresti; fino al grande salto, quando i magistrati bolognesi decisero che era stato lui, la notte del 4 gennaio 1991, a sterminare i tre carabinieri caduti al Pilastro, in quanto capo dell’inafferrabile sodalizio criminale della “Uno bianca”. Due anni e sette mesi di dura detenzione e un processo senza speranza d’assoluzione, con la stampa e l’opinione pubblica – tranne il Secolo d’Italia, in verità – certissime che fosse stato catturato il “mostro”. Poi, la clamorosa scoperta e l’arresto dei fratelli Savi, l’insorgere dell’assurda verità – i killer erano altri e quasi tutti poliziotti -, ma ancora l’accanimento giudiziario, conclusosi, però, col risarcimento per ingiusta detenzione di oltre 430 mila euro. I soldi, però, non bastarono a Peter Santagata per rimettersi sui binari giusti, dai quali aveva deragliato definitivamente a poco più di vent’anni anche a causa di una Giustizia tale solo, almeno per lui, nella definizione. Ancora qualche guaio con la legge e un destino sempre avverso, con un matrimonio interrotto tragicamente dalla morte della giovane moglie. Infine, un male incurabile che, ora, fa scendere definitivamente il sipario su una delle più orrende pagine di mala-giustizia della storia criminale del nostro Paese.