Terremoto, la ricostruzione è un bluff: il 90% delle macerie sono ancora là

Ricostruzione? Un miraggio. Promesse mancate, il 90 per cento di macerie ancora da rimuovere, solo 200 casette consegnate su 3600, appena trenta le case danneggiate in cui sono iniziati i lavori. La denuncia viene dai sindaci e dagli abitanti del cratere che puntano il dito contro le istituzioni: il governo Renzi prima, il governo Gentiloni poi, i governatori regionali.

Terremoto, la ricostruzione è lontana

 Hanno fatto credere agli abitanti colpiti dal terremoto di agosto (131 comuni in quattro Regioni)  che presto sarebbero tornati a una vita normale, che in tempi accettabili l’incubo sarebbe finito. Niente di più falso. Vergognosa la vicende delle casette antisismiche. «Entro Natale daremo le prime venti ad Amatrice», disse solennemente il 23 settembre l’allora premier Renzi. Le famiglie amatriciane le hanno avute a marzo. Finora ne sono state ordinate 3.620 in 51 comuni del cratere e consegnate appena l’8 per cento: 296 in tutto, e quelle effettivamente abitate (188) sono soltanto in due comuni, Amatrice e Norcia. La rabbia dei terremotati è incontenibile, la pazienza finita. Dieci mesi dopo la scossa che rase al suolo Amatrice, otto mesi dopo quella che distrusse Visso, Ussita, Castelluccio, e buona parte delle Marche, i terremotati sono allo stremo. «Qui tutti pensano che le cose sono risolte. Ma di casette ne sono state consegnate pochissime e quelle hanno problemi: chi di acqua, chi di gas, chi di elettricità. Le strade sono ancora un disastro. Le macerie stanno tutte lì. Stiamo ancora all’anno zero», denuncia a Repubblica Roberto Serafini del Comitato Centro Italia.

Il caos della burocrazia

II caos regna sovrano con la Protezione civile che demanda a Regioni ed enti locali molte responsabilità  in misura diversa da Regione e Regione e da Comune a Comune, qualcosa si è inceppato.  Il commissario Vasco Errani spiega nelle riunioni tecniche che «a ricostruire si può cominciare da subito. C’è già tutto. Al netto delle aree particolarmente distrutte che vanno perimetrate dalla Regione e dal Comune, ci sono già le ordinanze che prevedono tutto». E anticipa: «La odiosa tassa di successione sulle case distrutte dal sisma non si pagherà: l’emendamento si farà». Ma persino i tecnici che dovrebbero fare domanda a nome dei proprietari per ricostruire o riparare i danni sono in tilt.  «Non si capisce niente. Ogni quindici giorni c’è un’ordinanza diversa. A l’Aquila erano solo quattro, qui stiamo a una trentina. E gli uffici ricostruzione aprono poco, anche solo un giorno a settimana, con gente inesperta che non ti dà garanzie di avere azzeccato quello che viene richiesto. Poi – si lamenta dalle colonne del Corriere della Sera un  geometra di Montereale – devi mandare tutto su una piattaforma che nemmeno funziona bene e alla fine non ti arriva risposta».