Roma, violenza nel campo nomadi: rom picchia la moglie col figlio in braccio

È caccia a un quarantenne rom che ha picchiato la moglie mentre la donna teneva in braccio il figlio di sei giorni. L’uomo era stato sorpreso durante i quotidiani controlli all’interno dei campi nomadi svolti dagli uomini del gruppo Sicurezza Pubblica Emergenziale e Gssu, coordinati dal vicecomandante del Corpo Lorenzo Botta, ma è riuscito a darsi alla fuga. A quanto si è appreso il quarantenne cittadino dell’Est stava picchiando selvaggiamente la propria consorte, nonostante la stessa, tenesse tra le braccia un bambino di appena sei giorni, cui cercava di fare da scudo con il proprio corpo. Mentre l’uomo si è dato alla fuga, la mamma e il bambino, sono stati scortati dai caschi bianchi al più vicino presidio ospedaliero, al fine di verificarne le condizioni. I fatti sono avvenuti nel campo nomadi di via Salviati a Roma, sempre al centro di gravi episodi di criminalità. 

Rom picchia la moglie nel campo di via Salviati

I fatti sono avvenuti nel campo nomadi di via Salviati a Roma sempre al centro di gravi episodi di criminalità e violenze. Dura la presa di posizione di Marco Milani, coordinatore romano della Ugl Polizia Locale e Mauro Cordova, presidente dell’Arvu Europea: «Gli episodi di criminalità quotidiani all’interno dei campi e fuori dagli stessi, rendono evidente come il “patto per la legalità” che fu sottoscritto per aver diritto alle prestazioni assistenziali del Comune di Roma, è miseramente fallito. Abbiamo delle vere e proprie enclavi, con un’elevatissima percentuale di residenti, con precedenti penali e pendenze giudiziarie. Gli stessi agenti di polizia locale, sono costretti a intervenire in forze per poter procedere ai controlli all’interno dei campi, sottraendo preziose risorse umane a una città, che già vede una mancanza di organico del proprio corpo di polizia, pari a tremila unità».