Ramelli, il Duce e D’Annunzio fanno capolino nell’autobiografia di Enrico Ruggeri

E’ un’autobiografia, un racconto che attraversa anche i tormentati anni Settanta, dove si restituisce il clima di ostracismo che pesava su un’area non irreggimentata e non succube di “ideologie alla moda”, come cantava Lucio Battisti. Parliamo del libro del cantautore Enrico Ruggeri, Sono stato più cattivo (Mondadori), il racconto di una carriera musicale raggiunta camminando sempre controvento.

Un passaggio faticoso, scrivere di sé. Ruggeri lo ha sperimentato: “Mettere per iscritto la mia vita è stato un percorso molto duro, con momenti di autentico dolore. Però mi ha fatto bene“. L’infanzia certo ha il suo peso, perché fornisce l’impronta incancellabile. E poi i genitori, il distacco, la memoria. Le zie dannunziane che lo portavano alla pensione “Primo Vere” di Pescara. Infine il successo e “le tante facce della vittoria”. E la consapevolezza che si deve continuare ad andare avanti “spinto dalla curiosità e dal rumore dei nemici”. Sempre controcorrente. 

Nel capitolo “Verso il piombo” Ruggeri rievoca gli anni del liceo, il Berchet a Milano, le manifestazioni, i collettivi, le occupazioni. I picchetti quotidiani: “Per chi voleva entrare erano sberle e sputi, nella migliore delle ipotesi”. I professori erano “conniventi o spaventati”. Imperava il “sei politico”. Il programma di filosofia si concentrava solo su Marx. Il futurismo e D’Annunzio “non erano mai esistiti”. “Il clima era quello – scrive Ruggeri – in quei giorni Sergio Ramelli veniva ucciso a sprangate per un tema non gradito che era stato esposto nella bacheca della sua scuola. Non aveva ancora compiuto 19 anni”. 

Due anni fa Ruggeri ha dedicato a Sergio Ramelli una puntata della sua trasmissione su Radio24 “Il falco e il gabbiano” rievocando un contesto che conosceva bene, di fanatico e violento conformismo ideologico. Lo stesso cantautore ne fece le spese dopo avere suonato nel concerto organizzato nella palestra femminile dell’istituto: “Quelli del Movimento studentesco avevano avuto da ridire perché non suonavamo una musica ‘da compagni’ “. La lezione che Ruggeri ne ricavò? Eccola: “Differenziarsi dalla linea imperante può costare molto caro. Però ti regala sensazioni bellissime“. 

Anche D’Annunzio e Mussolini fanno capolino tra le pagine di Enrico Ruggeri. La conoscenza dei due personaggi gli fu trasmessa dalla zia Vera: “Mia zia, per farmi addormentare, mi raccontava l’Iliade, mi parlava di D’Annunzio e Mussolini, e fece nascere in me un innamoramento per gli sconfitti che non mi avrebbe più abbandonato. Il mio idolo indiscusso era Ettore, e ogni volta attendevo con trepidazione la scena in cui lui saluta la moglie e il figlio prima di andare a morire per mano di Achille. Mi addormentavo tra le lacrime”.