Rinasce Ondina 33, la radio che salvò la vita agli eroi italiani del Polo Nord (video)

E pensare che non la volevano portare: pesava troppo, era ingombrante, veniva considerata inutile, proprio come il beauty case della suocera quando ci prepariamo a partire per le vacanze. Quella radio dal nome di una signorina perbene, Ondina 33, era un apparecchio terrestre, da campo, mentre il dirigibile vola e in genere non cade, fu il primo ragionamento di chi si oppose al suo imbarco. Invece quella volta, nel maggio del 1928, quell’enorme ovale volante venne giù e la “superflua” radio, tirata a bordo del “Dirigibile Italia” in extremis, dopo una lunga trattativa tra il comandante Umberto Nobile e Guglielmo Marconi, si rivelò indispensabile, salvando la vita a nove italiani membri dell’equipaggio. Oggi, a distanza di quasi 90 anni da quella leggendaria missione italiana al Polo Nord, quella radio rinasce, torna a gracchiare e a “parlare” grazie alla passione di un radioamatore romano, Claudio Berrettoni (nel riquadro in alto), led designer di primo piano – protagonista di “illuminazioni” di location storiche, dal Colosseo a Palazzo Farnese – col pallino delle radio e della ricerca storica.
«Un giorno, su Internet, lessi di quella storia, del “Dirigibile Italia” e di quella radio che aveva salvato tante vite. Decisi di ricostruirla, poi di farla funzionare, quindi la sfida si fece ancora più difficile, decisi di utilizzare i pezzi dell’epoca, mi misi a cercarli in tutto il mondo, li assemblai, fino a ricreare Ondina 33. Intorno a quella radio storica ho organizzato una mostra, con illustrazioni, giornali d’epoca, cartoline e reperti che documentano quella straordinaria avventura che doveva segnare un grande successo italiano ma che si trasformò in una tragedia, resa meno amara proprio dalla radio…». A Palazzo Chigi, a Formello, alle porte di Roma, la mostra “Ondina 33” sarà visitabile dal 19 al 21 maggio, con tre eventi serali nei quali, oltre alle dimostrazioni di Berrettoni sull’utilizzo della radio da lui riprodotta, si svolgeranno dibattiti e la proiezione del film “La tenda rossa”, che ricostruisce l’intera vicenda. (Venerdi 19 maggio ore 19, sabato 20 maggio ore 10,30 e ore 17,30, domenica 21 maggio ore 10,30 e ore 17,30, venerdì e sabato proiezione nel cortile del Palazzo, ore 21,30. Ingresso Libero). 

Ondina 33 e le leggende metropolitana 

«Sulla storia di quella missione artica – spiega Berrettoni – sono state scritte negli anni molte inesattezze e sono state raccontate molte leggende metropolitane, anche sulla radio, che inizialmente non doveva essere su quel dirigibile chiamato a sorvolare il Polo Nord per ricerche scientifiche. Il tira e molla col capitano Nobile durò a lungo, perché la radio era pesante, fu necessario un intervento personale di Guglielmo Marconi che evitò l’utilizzo di un grosso generatore riducendone il peso a 12 chili. Ma restava un problema di ingombro, che fu risolto dal telegrafista Biagi, che propose al capitano Nobile di sedersi alla radio eliminando il suo sediolino..».

Il viaggio del “Dirigibile Italia” si trasformò ben presto in un’odissea, con improvvisate gelate che trascinavano giù il velivolo, dal quale venivano lanciate giù zavorre per allegerirne il peso e farlo risalire, ma in alto il ghiaccio si riformava fino a quando il velivolo precipitò nel Pack artico: sei membri dell’equipaggio restarono nella cabina, che volò via, altri dieci riuscirono in quale modo ad atterrare sul ghiaccio ma uno di loro morì. Fu montata la tenda rossa, ma l’unica salvezza poteva arrivar da Ondina 33, proprio la radio che non doveva esserci: dopo
circa 13 giorni di isolamento sul ghiaccio il telegrafista Biagi riuscì a far arrivare a destinazione un Sos e a mettere in moto la macchina dei soccorsi che, per una serie di motivi, arrivarono con molto ritardo; 48 furono infatti i giorni che i provati superstiti affrontarono a temperature medie di meno 30 gradi. Cos’era accaduto?

Gli Sos lanciati invano dal telegrafista Biagi

I primi messaggi non furono captati dalla radio appoggio della missione, “Città di Milano”, mentre Biagi si scervellava su come inserirsi sulle frequenze di una radio romana, Radio San Paolo, che trasmetteva sulle stesse frequenze e che gli “eroi” del dirigibile caduto, incredbilmente, ascoltavano dal Polo Nord – come fossero a Trastevere – venendo a conoscenza che le ricerche stavano per essere sospese. Nulla da fare, fino a quando un radioamatore russo  intercettò l’Sos e informò le autorità italiane. Da quel momento mezzo mondo si mise alla ricerca dell’equipaggio italiano, ma in un modo così “egoistico ” e disordinato da far trascorrere ancora tanti giorni prima del ritrovamento degli uomini. «Sembra assurdo, ma ci fu una corsa tra sei nazioni al ritrovamento del dirigibile, sia perché il comandante Nobile era considerato un ingegnere di grande prestigio, sia perché su di lui c’era un’assicurazione importante che avrebbe fatto lievitare i costi del disastro a dismisura, in caso fosse morto».

Il 13 luglio del 1928 il rompighiaccio russo “Crassi” recuperò i primi due superstiti d’una pattuglia di disperati che aveva invano cercato di raggiungere le Svalbard a piedi, poi arrivò il salvataggio di tutti gli altri. Il ritrovamento segnò il ritorno a casa dell’equipaggio, ma anche l’arresto di Nobile chiesto da Italo Balbo, che con lui viveva un pessimo rapporto personale e che lo accusò di essersi fatto “salvare” per primo, in stile Schettino: «Un’accusa falsa – spiega oggi Berrettoni – dalla quale, dopo anni, Nobile, fu scagionato». Di Ondina 33, invece, nessuno si occupò, fino a Berrettoni, che oggi se la coccola, vecchia di storia e nuova di zecca di realizzazione, come fosse una signorina perbene.

 

 

 

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