I curdi a un passo da Raqqa: siamo all’ora x dello scontro finale (Video)

Inesorabile l’avanzata dell’esercito curdo in Siria: nel video postato in partura vediamo i militari stanare un terrorista dell’Isis: azioni come queste sono all’rodine del giorno da quando è cominciata la resa dei conti. Si combatte di casa in casa, si perlustra ogni centimetro di strada, la caccia all’ultimo jihadista nascosto, mimetizzato, aiutato è serrata. E curdi in questo istante sono a pochi chilometri da Raqqa.

Siria, l’esercito curdo a pochi km da Raqqa

Così, dopo aver riconquistato ponti e basi militari. Dopo aver riconquistato la diga di Tabqa appena una settimana fa, oggi – a 50 giorni dall’entrata nel vivo di scontri all’ultimo sangue tra miliziani agli ordini del Califfo al Baghdadi e soldati delle Forze siriane democratiche – prevalentemente composto da militari delle unità di protezione popolae curde – tutto lascia presagire di essere davvero allo scontro finale: epicentro, la supposta capitale dell’autoproclamato Stato Islamico. A darne notizia è Al Jazeera, che riporta informazioni e aggiornamenti sulla base di informazioni arrivate direttamente dai vertici dell’alleanza che riunisce curdi, Usa e forze ribelli decise a liberare Raqqa, e una volta per utte, dai tagliagola di Daesh.

La fase conclusiva dell’operazione Itra dell’Eufrate

Siamo dunque nella fase conclusiva dell’operazione “Ira dell’Eufrate” mirata, nella sua iperbole finale, a liberare Raqqa dalla morsa in cui è tenuta da troppo tempo ormai dai miliziani di Daesh. In questo contesto, allora, la sconfitta dei miliziani del Daesh nella battaglia per la conquista della diga di Tabqa si è rivelata cruciale, e per ben due ordini di  motivi: da un lato perché quel target strategico rappresentava un punto di snodo cruciale dal punto di vista geografico e di fondamentale importanza per l’approvvigionamento delle truppe di miliziani jihadisti che grazie alla diga avevano a disposizione acqua ed energia elettrica: elementi discriminanti che, nel contesto di un conflitto in aperto deserto, diventano la condizione sine qua non di qualunque operazione militar: specie se si punta alla vittoria di liberazione.

L’accelerata voluta soprattutto da Donald Trump

È stato quello, allora, la riconquista della diga di T, il momento della spinta propulsiva: del resto da tempo la diplomazia internazionale – specie quella di orientamento americano – punta sulla risoluzione finale. La guerra in Siria non può continuare all’infinito, e Donald Trump lo sotiene con più veemenza di altri capi di Stato, tanto da favorire l’accelerazione finale a cui stiamo assitendo proprio in queste ore.