Gli sconcertanti comunicati trionfalisti della nostra Guardia Costiera

Negli ultimi giorni le redazioni dei giornali e delle agenzie di stampa sono inondati da comunicati della Guardia Costiera che annuncia di aver “salvato” numerosi “migranti”, sempre insieme con navi delle ong che hanno preso parte, secondo la Guardia Costiera, alle “operazioni di soccorso”. Ignoriamo se la Guardia Costiera debba fare per forza questi comunicati, o se sia una sua iniziativa. È molto verosimile che i comunicati si siano intensificati, non perché aumenti il numero delle operazioni, ma perché in Italia monta una preoccupazione gigantesca verso quella che è una vera e propria invasione di “migranti”, come li chiamano tutti, e anche perché il dispendio di risorse da parte italiana sta diventando insostenibile. Anche le tv non fanno che mostrarci eroiche operazioni di “salvataggio” di questi “migranti”, meglio se tra di loro ci sono bambini, per muovere a commozione l’italiano e sopportare il fatto che centinaia di milioni di euro loro siano destinati a questa nobile e altruistica destinazione. Le cose non stanno così: siccome la Guardia Costiera è composta da marinai e non da giornalisti, spieghiamo che loro il più delle volte non “salvano”, ma “trasportano” persone che volontariamente e coscientemente si sono messe in mare con condizioni avverse e con imbarcazioni inadeguate, sicure del fatto che dopo una o due miglia la Guardia Costiera italiane e le navi delle caritatevoli ong li avrebbero soccorsi e portati in Italia.

I migranti sono clandestini che violano le leggi

Spieghiamo anche agli addetti stampa della Guardia Costiera che le persone che loro traggono a bordo non sono “migranti”, ma “clandestini”, ossia persone che volontariamente e senza documenti tentano di introdursi illegalmente in un Paese straniero. Provino gli operatori della nostra Guardia Costiera ad avvicinarsi su un gommone in un qualsiasi altro Paese del mondo senza documenti e soldi e tentare di introdurvisi: provino in India, in Australia, in Brasile, nella vicina Malta. Verrebbero arrestati e rispediti da dove sono venuti. E qui sta il punto che vogliano contestare alla Guardia Costiera italiana: secondo le leggi che regolano il soccorso in mare, il naufrago (anche il naufrago volontario?) deve essere soccorso e portato nel porto sicuro più vicino. Bene, il porto sicuro più vicino al punto i cui la Guardia Costiera italiana insieme con la navi delle ong “salvano” i clandestini è Tripoli, che dista poche miglia marine. Poiché la Guardia Costiera racconta dei suoi “salvataggi” alludendo a un non meglio precisato “mediterraneo Centrale”, si suppone che sia proprio di fronte alle coste libiche. Quindi, come dice la legge e come dice il buon senso, quando la nostra Guardia Costiera raccoglie centinaia di persone senza documenti al largo della Libia, li deve riportare subito da dove sono venuti. Così almeno non ci proverebbero più. Perché la Guardia Costiera non lo fa ma si sobbarca un lungo e costoso viaggio di oltre 200 miglia per arrivare sino in Sicilia, contro ogni logica? Non li vuole portare aTripoli? Bene, l’altro porto sicuro più vicino è Zarzis, in Tunisia, che dista 80 miglia marine. Non li vogliono portare a Zarzis? Bene, allora l’altro porto sicuro più vicino è a Malta, che è sulla strada per venire nella lontana Italia. Tra l’altro, a Malta ha sede proprio il Moas, le cui navi collaborano così strettamente ogni giorno con la nostra Guardia Costiera, come è scritto sui comunicati della stessa Guardia Costiera. No, li portano tutti in Sicilia, e poi ripartono di corsa a “salvare” altri “migranti”. Non ci vuole una grande intelligenza per capire che dietro a tutto questo c’è una regia occulta: non ci interessa sapere perché le navi delle ong si comportano in questo modo, avranno le loro ragioni. Ma il perché la nostra Guardia Costiera, le cui operazioni costano centinaia di milioni di euro a noi cittadini si comporti in questo modo, trasportando migliaia di clandestini irregolari nei nostri porti, è una cosa veramente inspiegabile. E non ci vengano a raccontare perché così salvano delle vite umane: sarà anche in parte vero, ma quelle, e molte altre milioni, vite umane non sarebbero più in pericolo se la Guardia Costiera riportasse dove li ha prese quelle persone. Allora non partirebbero più. E non annegherebbero più.