“1927. Il ritorno in Italia: una bellissima mostra a rischio di sciocca denuncia per apologia di fascismo

“1927. Il ritorno in Italia” è una bellissima mostra a Firenze dedicata a Salvatore Ferragamo (1898-1960). I curatori ci hanno messo l’anima. La loro, ma anche quella degli anni in cui il fascismo diventava regime. Ma rischiano molto. Sono loro – riferisce il Corriere della Sera – a sostenere che fu «una fucina di innovazione e sperimentazione» in cui si ibridano «artigianato, arte, folklore, avanguardia». È «una visione rivoluzionaria» quella del demiurgo Ferragamo che «attinge alla cultura del suo tempo»,  testimoniata anche dalle opere di Maccari, Martini, Thajaht, Gio Ponti, Rosai, Balla e Depero con i suoi “Flash futuristi”. La mostra sottolinea anche che quegli anni furono anticipatari di quel Made in Italy nel design che avrebbe poi conquistato il mondo e, afferma, udite udite, nella quinta sala dell’esposizione che è «la emancipazione femminile a rivelare il carattere dei tempi» mostrando le storie di «donne fotografe, donne scrittrici, donne attrici, donne politiche». Il Corriere alla fine afferma: «La nostra è una continua sorpresa». Vero, per molti ma non per chi quegli anni ha esaminato senza preconcetti ideologici. Certo, i curatori della mostra, lo ripeto, rischiano molto. Una sciocca denuncia per apologia di fascismo l’abbiamo vista per molto meno.