Sciolto il gruppo di Fitto al Senato: Berlusconi lo “tenta” di nuovo…

Come previsto alla fine Raffaele Fitto è stato costretto a prendere atto dello scioglimento del suo gruppo Cor al Senato. A certificarne ufficialmente la fine è stato il presidente dell’assemblea di palazzo Madama, Pietro Grasso, con una nota diffusa oggi dal suo ufficio stampa. Dopo la fuoriuscita del capogruppo Cinzia Bonfrisco, i parlamentari “Conservatori e riformisti”, ora di “Direzione Italia”, erano rimasti in 9 a palazzo Madama: Lucio Tarquinio (tesoriere), Andrea Augello, Francesco Bruni, Luigi Compagna, Luigi Lettieri D’Ambrosio, Tito Salvatore Di Maggio, Pietro Liuzzi, Luigi Perrone, Vittorio Zizza.
Lo scioglimento comporta il trasloco al Misto e conseguenze di carattere economico e politico. Ovvero: la perdita di uffici e di circa mezzo milione di euro sotto forma di contributo annuale. Ma soprattutto, espone Fitto alle grandi manovre centriste di questi mesi: dovrà correre subito ai ripari e ottenere il “soccorso” di altri partiti, altrimenti rischia di perdere nuovi pezzi o di tornare nell’orbita di altre forze politiche, a cominciare da Forza Italia.
Il leader di Direzione Italia è a un bivio: o riesce a farsi “prestare” un senatore, il minimo indispensabile per tornare
operativo, o accetta di costituire un nuovo gruppo parlamentare, magari con “Idea” di Gaetano Quagliariello e l’Udc di Antonio De Poli. Con la prospettiva di ricostruire la gamba moderata della coalizione di centrodestra nel solco del Ppe, pur aderendo in Europa al partito “Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei” e al gruppo
 “Conservatori e Riformisti Europei”.

Fitto in trattative per alleanze “tecniche”

I contatti sono in corso da tempo e negli ultimi giorni si sono intensificati, ma la trattativa non si è ancora sbloccata. Fitto, raccontano, sarebbe disponibile a un gruppo unico purchè si tratti solo di un’alleanza di carattere tecnico, per evitare un ridimensionamento come ‘componente’ del Misto. Niente intesa politica, insomma, perchè, riferiscono, all’ex ministro non piacerebbe affatto la prospettiva di ritornare di fatto nell’orbita berlusconiana, attraverso la creazione di un contenitore centrista, sponsorizzato dal Cav con l’Udc di Lorenzo Cesa in funzione di “apripista”, per rafforzare la parte moderata del centrodestra e bilanciare la cosiddetta ala sovranista, formata da Matteo Salvini e
Giorgia Meloni. Finora quello dei fittiani è stato un caso politico a sè: ben radicati nel centrodestra, hanno rotto con Berlusconi ma sono rimasti all’opposizione di Renzi, scegliendo una linea conservatrice, anche a livello europeo. Adesso è arrivato il momento delle scelte di campo. Fitto deve decidere se aggregarsi con tutti o una parte dei cespugli
centristi (dai verdiniani agli alfaniani) in cerca di una casa dopo la diaspora berlusconiana o correre da solo con il rischio di ritrovarsi isolato, ai margini dei due schieramenti (centrodestra e Pd) alternativi ai grillini.