FdI: il referendum sull’autonomia lombarda è una vittoria della destra

“Il Referendum della Lombardia è la naturale risposta alla completa sordità di Roma che a fronte delle continue richieste di maggior autonomia economica della Lombardia, scritte anche nel programma che vide vincere il presidente Roberto Maroni, ha continuato a tagliare riversando sulla regione anche le problematiche legate alle Province”. Lo dichiara Riccardo De Corato, ex vicesindaco e capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale in Regione Lombardia, commentando la notizia della data del referendum in Lombardia che si svolgerà il 22 ottobre prossimo. “I numeri – spiega De Corato – a volte parlano più dei proclami: la Lombardia registra un residuo fiscale annuo positivo pari a 53,9 miliardi di euro, che in valore procapite è pari a 5.511 euro, gli ultimi anni hanno segnato nel bilancio di regione la cifra di – 6 miliardi arrivati da Roma”. Quello che “vorremmo è avere autonomia al pari delle regioni a Statuto speciale, consci che la Lombardia potrebbe essere un volano positivo per l’intero Paese”. A Verona, ricorda De Corato, “come Alleanza Nazionale portammo avanti la tesi di maggior autonomia per le regioni che avevano dei bilanci positivi quindi quello di oggi è un referendum che ripercorre la vecchia strada intrapresa nel 1998”. E “ora che la data è stata fissata, bisogna condurre una campagna referendaria nell’ottica della pacatezza e non dei proclami urlati e spiegare le ragioni del voto”. Le “reazioni scomposte e confuse da parte del centro sinistra arrivano tardi, non si ricordano che a dicembre volevano con il referendum cancellare le regioni e ora chiedono di mediare con il governo”.

Il referendum si terrà il 22 ottobre prossimo

”La convergenza con la Lombardia sul 22 ottobre per il referendum sull’autonomia è indubbiamente importante, ma per il Veneto questa data ha un’importanza del tutto particolare perché è una data simbolo, in quanto andremo al voto esattamente 151 anni dopo il plebiscito con cui la nostra regione fu annessa al Regno d’Italia”. A metterlo in risalto è il presidente del Veneto Luca Zaia dopo la conferma da parte del presidente lombardo Roberto Maroni che la data della convocazione dei referendum sull’autonomia che le due Regioni celebreranno sarà la stessa. Il presidente veneto ricorda infatti che il 21 e il 22 ottobre 1866 venne ufficialmente convocato il plebiscito per sancire l’annessione al Regno d’Italia di Venezia, delle province venete e di quella di Mantova, territori ceduti alla Francia dall’Impero austriaco a seguito dell’esito della terza guerra di indipendenza. Il plebiscito fu a suffragio universale maschile e richiedeva l’apposizione di un Sì o di un No sul quesito referendario che diceva: ”Dichiariamo la nostra unione al Regno d’Italia sotto il Governo monarchico-costituzionale del re Vittorio Emanuele II e de’ suoi successori”. Rispetto alla popolazione totale delle province venete, che secondo il censimento austriaco era di quasi 2 milioni e mezzo di abitanti, gli aventi diritto al voto furono meno del 30%. La maggioranza che si espresse per l’annessione risultò più che ”bulgara”, con soli 69 voti contrari su circa 650 mila votanti.