Su Fb una pagina per Emanuele: chi sa parli. C’era chi filmava anziché intervenire

Ma è proprio vero il racconto che vuole l’intera città di Alatri stretta alla famiglia del povero Emanuele? Può bastare una fiaccolata per espiare lo scempio di un ragazzo compiuto in una piazza piena di gente? E possono bastare due fermi e sette indagati? 

Le testimonianze parlano di branco che si è accanito per tre volte, in tre punti diversi della piazza, coinvolgendo numerose e diverse persone, tra cui il padre del fermato Castagnacci. Ora lo sappiamo, ora che oltre alla fidanzata Ketty, hanno parlato anche le bariste del locale, ora che sappiamo che a far cominciare tutto sono stati i buttafuori che avrebbero dovuto calmare gli animi e che sappiamo che Emanuele è stato preso a spintoni senza motivo non da un albanese ma da un avventore cui era stato negato un cocktail perché aveva solo due euro (Mimmo Paniccia, secondo il Corriere). 

Ma soprattutto che vi sia una Alatri omertosa e indecente nella sua complicità con coloro che hanno ucciso brutalmente Emanuele lo testimonia la pagina Fb aperta in queste ore (Emanuele Morganti giustizia) e che è già seguita da oltre settemila persone.

Su quella pagina stamattina era possibile leggere un post di questo tenore: “Ridate una dignità ad Emanuele,e parlate. Non siate mai l’uno fra tanti,ma la diversità. Siate essere umani,e non belve.
Qualcuno ha visto,sentito,filmato. Distaccatevi da questa omertà che appartiene a tutti.Alzate la testa e urlate quello che sapete.Perché non è giusto. Perché una vita non può essere interrotta così,per mano di un altro essere umano. E non raccontate come è stato ucciso,passo passo,come fosse il racconto di un libro drammatico.
Raccontate che Emanuele poteva essere salvato. Perché non bastavano due amici al suo fianco a liberarlo dal branco.
Non ce l’avrebbero mai fatta. Ridate dignità alla sua famiglia,alla sua fidanzata,ai suoi amici,alla sua squadra. Ridate dignità a quel suo sorriso che nessuno potrà mai più vedere”.

Un post tristissimo, ma non rassegnato. E, se davvero qualcuno ha filmato quello strazio senza intervenire, che almeno consegni le immagini a chi sta indagando, per assicurare alla giustizia tutti i responsabili di una morte assurda. Che non sono bulli, come qualcuno ha scritto, ma assassini. Questo potrebbe restituire un po’ di serenità a un paese dove la tensione si tocca con mano, come dimostra il fatto che a una giornalista di La7 è stata sequestrata la telecamera per impedirle di filmare una lite.