De Magistris vuole “seppellire” Salvini. «Sono orgoglioso dei centri sociali»

«Seppelliremo Salvini». Parola di Luigi de Magistris che annuncia la sua partecipazione al corteo di sabato contro il leader leghista (che oggi compie gli anni) e che difficilmente si farà intimidire dal primo cittadino di Napoli. Che si conferma il sindaco di una parte. Per la precisione dei centri sociali partenopei, tra i più violenti e intolleranti d’Italia, per i quali ha parole di elogio.

De Magistris al corteo contro Salvini

«Io sabato al corteo contro Salvini? Mi auguro sia una grande manifestazione popolare, ricca di musica, di satira e ironia, e dove c’è il popolo c’è anche il sindaco di Napoli». Così de Magistris sponsorizza ufficialmente la contro-manifestazione dell’estrema sinistra in contemporanea a quella di “Noi con Salvini” che si terrà alla Mostra d’Oltremare. A parte le considerazioni politiche da avversario, il sindaco di Napoli dimostra di voler mettere “democraticamente” il bavaglio al leader di un partito che gode del consenso del 13 per cento degli italiani. La colpa di Salvini? Aver definito “zecche” gli ultrà dei centri sociali. «Salvini non si può permettere di definirli così, la trovo un’offesa incredibile considerato quanto stanno facendo i centri sociali in questi anni». Dichiarazioni al limite della decenza. «Per me sono motivo di grande orgoglio e, tra i due, è retorico chiedersi da quale parte sto», prosegue l’ex magistrato militante.

«Sono orgoglioso dei centri sociali»

L’orgoglio per i violenti dei centri sociali (che nel frattempo hanno affisso uno striscione sulla facciata del Comune con la scritta“Comune desalvinizzato”) si mescola alla demonizzazione di Salvini. «Ha avuto sempre disprezzo per il Sud e per Napoli. Ora vorrebbe cercare un consenso nei nostri territori ma lo seppelliremo politicamente con la cultura, con l’ironia, con l’accoglienza e con la fratellanza». Poi la velata minaccia: «Si accorgerà che il Sud si sta riscattando da solo e non vuole stare più al guinzaglio della Lega Nord e di quelle strutture partitocratiche ed economiche che hanno sempre spostato le risorse al Centro Nord».