Cristiano Ronaldo, il “fenomeno” dell’utero in affitto: sarà doppietta?

«A mio figlio una madre non serve, gli basto io», disse un paio di anni fa Cristiano Ronaldo, a chi gli chiedeva come mai avesse fatto ricorso alla maternità surrogata per concepire suo figlio per poi crescerlo da solo. Ora, a quanto pare, si preparerebbe a fare un’altra doppietta grazie all’aiuto di un’altra mamma disposta a concepire per lui una coppia di gemellini. Il campione portoghese, asso del Real Madrid, è attualmente legato alla modella 22enne Georgina Rodriguez. Ma i due piccoli verranno alla luce attraverso una maternità surrogata negli Stati Uniti, secondo quanto anticipato dal quotidiano britannico “The Sun”. Nessuna preoccupazione etica, a quanto pare, e nessuno obiezione dalla sua fidanzata, della quale evidentemente può fare a meno come mamma.

L’utero affittato da Cristiano Ronaldo
e la versione data al bambino

Meglio un utero in affitto? «La gente specula sul fatto che all’epoca frequentassi questa o quella ragazza o che sia ricorso a una madre surrogato – spiega il calciatore davanti alle telecamere che lo hanno seguito per 14 mesi – ma non ho detto a nessuno la verità e mai lo farò. Quando Cristiano sarà cresciuto, gli racconterò quello che ho fatto e tutto quello che mi è passato per la testa in quel momento».  Elma Averi, sorella di Ronaldo, qualche anno fa disse di aver risposto al bimbo che faceva domande insistenti che la mamma era morta e volata in paradiso. Da allora, il bimbo non avrebbe più fatto domande. Secondo alcuni tabloid inglese il “fenomeno” avrebbe pagato, per il primo figlio, una decina di milioni di euro. Ma nel luglio 2010 il fuoriclasse, di 32 anni, annunciò così la paternità: «Con grande allegria ed emozione informo che di recente sono stato padre di un bambino. La madre del bebè e io abbiamo concordato, dato che lei preferisce che la sua identità si mantenga confidenziale, che mio figlio resti sotto la mia esclusiva tutela. Non si daranno ulteriori informazioni su questa questione e chiedo a tutti che sia totalmente rispettato il mio diritti alla privacy (e quella del bambino) almeno su temi così delicati come questo».