Colpo di scena sui prodotti Bio: tossici i pesticidi naturali utilizzati nei campi

Colpo di scena nel ricchissimo mercato delle coltivazioni Bio. Uno studio, condotto dal Muse, il Museo delle Scienze di Trento in collaborazione con il Cnr – Istituto di Biofisica di Povo, e pubblicato sulle prestigiose riviste scientifiche internazionali Chemosphere e Science of the Total Environment ha svelato che il rame e l’azadiractina, due pesticidi naturali legalmente ammessi anche nelle coltivazioni biologiche, non sono innocui come, invece, si è sempre ritenuto.

Per giungere a questa conclusione, che rimette in discussione un mercato Bio oramai non più di nicchia – si stima che, in Italia, valga 860 milini di euro con un trend di crescita verticale, in 12 mesi, del 20 per cento – i ricercatori hanno preso in considerazione l’effetto di rame e azadiractina sugli insetti che popolano il Rio Gola, un torrente trentino che attraversa una valle coltivata e dove i due pesticidi sono regolarmente e legalmente utilizzati secondo il Disciplinare Provinciale.

«Entrambi i pesticidi – spiegano dal Muse – entrano per dilavamento nell’ecosistema acquatico e, a oggi, poco si sa sugli effetti che hanno sugli animali che vivono nei canali e nei torrenti in cui questi pesticidi finiscono. I dati raccolti nel corso del lavoro dimostrano che entrambi sono tossici, il rame più
dell’azadiractina, e che le popolazioni esposte sono sofferenti».

Le conseguenze della scoperta avranno, ovviamente, un impatto a medio termine sulle coltivazioni Bio e sulle relative normative di riferimento. «Il lavoro condotto sarà utile – immaginano i ricercatori del Muse – alle autorità che si occupano di valutare la qualità delle acque superficiali, per prendere in considerazione l’opportunità di una revisione del limite di legge di utilizzo di questi pesticidi, nonché ai produttori stessi cui si chiede di valutare sempre un’alternativa o proporre formule più eco-sostenibili».

La ricerca è stata svolta sulle acque del torrente Rio Gola, in Trentino. E come specie modello (sostanzialmente il bersaglio, ndr) è stato scelto il Dittero Chironomide Chironomus riparius, una specie di insetto molto comune, resistente a basse concentrazioni di ossigeno ed elevato inquinamento
organico, naturalmente presente nel torrente e mantenuto in allevamento in laboratorio durante i test sperimentali.

La prima parte del lavoro ha valutato gli effetti della presenza di questi pesticidi, a concentrazioni crescenti, sulla sopravvivenza delle larve. Sulla base dei risultati dei test di tossicità acuta, il rame sembra essere più tossico dell’azadiractina per questi animali, che sono rappresentativi dell’intera comunità vivente nel torrente.

Lo studio dimostra che «il Dittero Chironomide Chironomus riparius è molto resistente a questi due pesticidi». «In conclusione, i due pesticidi naturali non sono innocui, e lo dimostra lo stato di stress fisiologico in cui gli animali acquatici vivono in acque in cui questi tossici arrivano per dilavamento dei terreni agricoli. Diventano letali a concentrazioni da 30 a 500 volte più elevate rispetto a quella che abbiamo misurato in natura, in primavera, prima dell’inizio dei trattamenti intensivi», spiegano dal Muse. Secondo uno degli autori dello studio, l’idrobiologa Valeria Lencioni, il rame andrebbe sostituito, come suggeriscono le normative europee. Per quanto riguarda l’azadiractina, invece, meglio non abusarne, infatti non è innocuo. I cultori dei prodotti Bio sono avvertiti.