Ascesa, Esplosione, Implosione e declino prossimo venturo del M5S

23 Mar 2017 12:49 - di Carlo Ciccioli

Tutte le vicende della politica nascono quasi sempre non per merito di qualcuno, ma per demerito di tutti gli altri. Un Governo cade o una maggioranza si sfalda non perché le opposizioni siano state più forti, ma perché quel governo o quella maggioranza sono implose al loro interno ed hanno mal-governato. Questa è la storia anche della nascita, l’ascesa, l’esplosione del successo e declino prossimo venturo, del Movimento 5 Stelle. Che viene prodotto dalla mente di un attore-comico, Beppe Grillo, geniale, carismatico, affabulatore, dal punto di vista dell’esame clinico con tratti di personalità disforico-maniacali. Dalla vita piuttosto controversa, compresa una condanna penale che l’ha privato dell’eleggibilità in Parlamento, piuttosto disinvolto dal punto di vista della gestione fiscale, ma comunque dotato di una grande tenacia e molti dicono anche di grande cattiveria.

M5S, Grillo e Casaleggio

Dall’altro, Gianroberto Casaleggio, uomo che si è interessato più di consulenze, affari e di cose del mondo, come dicevano i monaci eremiti di una volta, di denaro, cioè dello “sterco del diavolo”, piuttosto che di politica, ma dotato anch’egli di una genialità esoterica, quasi mistica di pensatore di un mondo che non c’è, soprattutto fantasticare su nuove reti di comunicazione e modelli di futuro sociale. Scarsamente con i piedi a terra, ma con quel tanto di fascino enigmatico e misterioso che trascina gli adepti del cerchio ristretto e ne fa una specie di “vate”. Un connubio perfetto tra, l’ideologo, il mentore, il profeta (Casaleggio) e il suo “braccio armato”, esecutore della missione terrena, quello che si sporca le mani e va a predicare il suo pensiero in mezzo al popolo (Grillo). Se uno ci riflette un attimo, questo scenario non è solo uno scenario politico, ma ha qualcosa di pseudo-religioso. E per chi si interessa di “sistemi”, per le modalità con cui si dispiega, non si può non pensare all’Iran. Come funziona la Costituzione iraniana della repububblica teocratica degli Ayatollah di Teheran? Riconosce e distingue i tre classici poteri statali (legislativo, esecutivo e giudiziario), sottoponendoli però al controllo della Guida.

La cosiddetta Guida suprema

La figura chiave di questo sistema è proprio la Guida, spesso indicata come “Guida suprema” o “Guida spirituale”. Che tipo di Guida? Poco felice la traduzione in “guida spirituale”: come vedremo, questo ruolo ha molto più a che fare con la politica e assai poco con la spiritualità, anche se la premessa alla base di questa istituzione è di carattere filosofico-religiosa. L’articolo 5 della Costituzione della Repubblica Islamica dell’Iran stabilisce infatti che la tutela degli affari e l’orientamento del popolo sono affidati alla responsabilità di un giurista giusto e pio, conoscitore della propria epoca, coraggioso, dotato di energia, di iniziativa e di abilità amministrativa, che la maggioranza della popolazione riconosca ed accetti come propria Guida. I poteri? Una “Guida suprema” nomina tutte le autorità giudiziarie; comanda le forze armate nominando i vertici dello stato maggiore generale e dei pasdaran e presiedendo il Supremo consiglio di difesa; nomina i sei membri religiosi del Consiglio dei Guardiani; indice i referendum deliberati dal parlamento a maggioranza dei due terzi; firma il decreto di nomina del Presidente della Repubblica e ha il potere di destituirlo, definisce le linee generali dell’azione di governo e vigila sulla loro corretta esecuzione; presiede e controlla tutte le fondazioni culturali e sociali. Oltre a queste funzioni alla Guida è riconosciuta una pressoché illimitata libertà di esternazione su tutti gli aspetti della vita politica, sociale e culturale del Paese. Così che il rahbar, (la Guida) tramite un semplice messaggio alla magistratura o al parlamento, può condizionare la vita del Paese in modo decisivo. Contano le parole e contano talvolta ancor di più i suoi silenzi. Se ci pensate è lo spazio che si ritaglia Grillo nella gestione del suo Movimento politico 5 Stelle, che a parole dovrebbe esaltare la democrazia diretta, addirittura con la rete in consultazione permanente, ed invece costruisce un sistema di tipo sovietico (sia della fase rivoluzionaria che della fase del regime in URSS) dove il vertice decide tutto e trasferisce alla base le sue volontà, dove la consultazione è un optional e se il popolo sbaglia a votare, la volontà del suo popolo viene immediatamente “cassata”. E’ questo il caso di quanto è accaduto in questi giorni con le comunarie per scegliere il Sindaco di Genova, dove la vincitrice, Marika Cassimatis, lontana dalle sue simpatie, è stata “cassata”, sostituita prima con il secondo ed ora, dopo la reazione della base, con una nuova consultazione, volontà questa incensurabile della “Guida Suprema” Grillo. Si consulta solo con un ristretto Cerchio Magico, fluttuante a secondo della volubilità del momento, in cui è inserito con ruolo giudicante per diritto di dinastia il figlio del defunto Gianroberto Casaleggio, Davide Fin qui la mia teoria, ma esaminiamo ora i cosiddetti “casi di scuola”.

La “medicina dell’evidenza”

Come clinico non posso fare a meno di portare all’attenzione la cosiddetta “medicina dell’evidenza”, cioè segni, sintomi e patologia manifesta. Cominciamo dall’antico, cioè le espulsioni di Deputati e Senatori che già da qualche anno hanno manifestato segnali seppur timidi di dissenso dal capo, anche una pur minima diversità di vedute. Prima emarginati, poi scomunicati, quindi messi alla gogna mediatica, infine espulsi con la condanna di indignità morale e qualche volta anche quella fisica di esistere: “sono alla ricerca di un triste momento di notorietà” (Grillo). Ma ancora di più vale per i Sindaci. Dove si vince e poi si perde subito, cioè si va fuori dal Movimento. Aldilà delle diverse motivazioni si è cominciato da quello di Parma, Guazzarotti, poi si è proseguito ovunque, da Gela a Quarto, da Chioggia ad altrove. Resiste solo quello di Livorno, dimezzato, ma trattenuto perchè amico personale di Grillo e la Raggi perchè il botto a Roma sarebbe troppo grosso e poi è più che evidente una sorta di fascinazione che la “bambolina imbambolata” esercita su Grillo stesso. L’Appendino Sindaco di Torino, è un caso a parte perchè non è espressione del Movimento 5 Stelle nella sua declinazione ortodossa , ma un prodotto della buona borghesia piemontese, notoriamente di sinistra laica “illuminata”, è una laureata alla Bocconi, di famiglia agiata, appoggiata dalla Confindustria di Torino che voleva il cambio di Fassino e della sinistra tradizionale. Una miscela molto diversa dal classico M5S. Invece, da osservare come esemplare è il caso di Roma, VIII° Municipio, il quartiere della Garbatella, in cui fu eletto solo nove mesi fa un Presidente dei 5 Stelle, Paolo Pace. Qualche giorno fa si è dimesso e con molta semplicità racconta la natura del potere incapacitante di questo movimento politico: “impossibile governare”. La decisione giunge dopo settimane concitate, molto sofferte, in cui il Movimento 5 Stelle, nonostante l’interessamento del Campidoglio, non è riuscito a metter da parte i malumori e i dissensi. Alla base dello scontro, la riqualificazione degli ex Mercati generali all’Ostiense. I Municipi a Roma contano come una città tra i 100 e 200 mila abitanti ed hanno gli stessi poteri delegati dell’Amministrazione Comunale, cioè governano direttamente.Lasciamo parlare direttamente Pace, il mini Sindaco dimissionario: «Era impossibile continuare in queste condizioni, con una maggioranza che si comportava costantemente da opposizione, controllando e criticando ogni atto della Giunta prima ancora che venisse prodotto, effettuando veri e propri blitz negli uffici amministrativi e producendo così una indebita e inaccettabile ingerenza che ha provocato le reazioni dei dipendenti”. «A nulla sono serviti i continui tentativi di mediazione effettuati dal sottoscritto. Neppure le dimissioni rassegnate dal vice presidente (Massimo Serafini ) sono state utili a dirimere i conflitti interni e ricomporre il gruppo. Proprio a seguito di tutte le azioni intentate, per la soluzione del problema, purtroppo senza esiti positivi, ho deciso di rassegnare le mie dimissioni da Presidente, già nei giorni scorsi annunciate». «Davanti alla continua delegittimazione del sottoscritto e dei miei assessori, davanti alla impossibilità di ricomporre un rapporto umano e politico con l’ala dissidente, davanti ai continui tentativi di sabotare l’azione di cambiamento che stiamo portando avanti in Municipio, ho deciso come suddetto di protocollare le mia dimissioni». «Risulta evidente che qualcuno dovrà assumersi la responsabilità politica di questo disastro».

Il contenitore di rabbia

Questa è la vera natura del Movimento, incapace strutturalmente di svolgere una azione di Governo reale. E’ un contenitore di rabbia, di insoddisfazione, di sdegno, ma che non ha la capacità politica di elaborare un progetto e di realizzarlo, tutto proiettato sulla indagine paranoica sul malaffare ovunque. E’ un movimento-contro, magari utile a distruggere ciò che non è più tollerato dalla maggioranza del popolo italiano, ma non costituisce alcuna alternativa di Governo a cominciare dalla sua “Guida Suprema” Beppe Grillo, che si sta dimostrando anche un pò vigliacchetto come nella vicenda delle critiche al PD, comparse nel suo blog di cui però disconosce la paternità per non subire conseguenze giudiziarie. In realtà il 5 Stelle è un movimento distruttivo e non è dotato della fase costruttiva, nè emerge nella sua classe dirigente un nucleo in grado di staccarsi dalla matrice della contestazione che prima applica ferocemente contro i suoi avversari politici, perchè affondati, applica, nei confronti dei suoi amministratori eletti, lo stesso criterio dalla Sicilia fino a Roma, e a tutti i Comuni della Toscana o Emilia finora conquistati. Non c’è niente da fare, è la genesi del Movimento, è stato il motivo della sua affermazione rapidissima ed imponente ( da zero al 25% delle politiche 2013, al 21% delle Europee 2014, al Comune di Torino e Roma del 2016, ai sondaggi al 30% di oggi), ma la sua affermazione sarà il motivo prossimo venturo dell’implosione e del declino. Non hanno alcuna capacità nè Grillo, nè il suo Cerchio Magico di “apostoli” di poter governare l’Italia. Qui c’e’ solo da capire se è più opportuno che il declino sia immediato o meglio dopo una brevissima esperienza di Governo nazionale, che avrebbe il vantaggio di spazzar via tutto l’attuale establishement della politica italiana, ma potrebbe avere la grave contro-indicazione di affondare ancor più l’Italia.

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