Spose-bambine, una piaga diffusa anche in Italia grazie all’immigrazione

Stop alle spose-bambine. La commissione Giustizia del Senato ha avviato l’esame della normativa per contrastare un fenomeno che riguarda anche l’Italia. I matrimoni forzati a danno di ragazzine di famiglie di immigrati da Paesi islamici asiatici o africani non sono un’aberrazione rara ma riguarderebbero centinaia di casi l’anno. Lo si evince dalle relazioni ai due ddl (un terzo è in arrivo) il cui esame è iniziato in seconda commissione, relatrice Nadia Ginetti (Pd). Si tratta di situazioni in cui le famiglie residenti in Italia prendono accordi con corrispondenti nei Paesi d’origine (India, Pakistan, Bangladesh, ma anche Turchia, Albania, Stati africani, subsahariani e non solo, e in alcune zone dell’America Latina), dove poi si svolge la “cerimonia”. Per avere un’idea della portata globale della piaga (legata soprattutto a tradizioni religiose), basta leggere le stime dell’Unicef presentate in occasione dell’ultima Giornata internazionale delle bambine e delle ragazze (11 ottobre 2016).

In arrivo tre ddl per proteggere le spose.-bambine

In base a tale rapporto, nel mondo 720 milioni di donne tra i 20 e i 24 anni – circa una su tre – si sono sposate prima dei 18 anni: di queste, 23 milioni si sono sposate addirittura prima di aver compiuto 15 anni. Ogni anno 15 milioni di matrimoni hanno per protagonista una minorenne; una volta su tre – cinque milioni di casi – si tratta di una bambina con meno di 15 anni. “Il fenomeno si sta diffondendo anche in Italia – dice la relatrice Ginetti – dove per contrarre matrimonio bisogna essere maggiorenni. Si tratta di introdurre una sanzione penale per una fattispecie di questa natura, anche a carico di chi induce al matrimonio forzato e organizza viaggi appositi”. A palazzo Madama la discussione generale è iniziata sulla base dei ddl presentati da Erika Stefani (Lega) e Anna Cinzia Bonfrisco (Conservatori e riformisti), mentre un terzo (prima firmataria Giuseppina Maturani, ed elaborato in origine da Valeria Fedeli) è in arrivo dal Pd. In pochi giorni si dovrebbe arrivare ad un testo unificato. In estrema sintesi, si integra l’articolo 605 del Codice penale con il reato di costrizione al matrimonio o all’unione civile, che prevede una pena da tre a otto anni “chiunque, con violenza o minaccia o facendo leva su precetti religiosi ovvero sfruttando una situazione di vulnerabilità, costringe altri a contrarre matrimonio o una unione civile, anche in un Paese estero”.